~~~~~~~~~~~~~~~

Pensieri su...

~~~~~~~~~~~~~~~

Sussurri
buio07 in Strascichi...
capitanoCirk in Strascichi...
buio07 in Strascichi...
capitanoCirk in Strascichi...
buio07 in Strascichi...
PiccolaIndia in Strascichi...
4ever4me in Strascichi...
buio07 in Nel caso in cui...
buio07 in Strascichi...
utente anonimo in Strascichi...

~~~~~~~~~~~~~~~


~~~~~~~~~~~~~~~

Memorie
oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007

~~~~~~~~~~~~~~~



Altrove Succede...
~~~~~~~~~~~~~~~

10elode

per Buio
da
4ever4me

~~~~~~~~~~~~~~~


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

~~~~~~~~~~~~~~~

Il Buio su Messenger
buio07[at]hotmail.it

~~~~~~~~~~~~~~~

Luce/Buio
Buio : la falsità, l'ipocrisia, la guerra; la musica universalmente inascoltabile, i libri universalmente illeggibili, i film universalmente inguardabili; i silenzi di alcune persone, le parole di altre; certa politica, le frasi fatte, la codardia; chi non sa assumersi responsabilità...

Luce : le persone semplici, il coraggio delle scelte, i pensieri complessi, la notte...

~~~~~~~~~~~~~~~


Cose da fare...
Due o più figli;
Due o più libri;
Scrivere una canzone;
Fare il percorso in moto de "I Diari della Motocicletta;
Aprire un bar sulle coste dello Yucatan;
Imparare a cucinare;
Sparire per un po';



Notturno

Hanno illuminato il Buio
*loading*
Luci

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

~~~~~~~~~~~~~~~

Blogger: buio07
Nome: Buio
Buio, assenza di luce, quando non si vede più nulla e si può solo immaginare.


~~~~~~~~~~~~~~~



~~~~~~~~~~~~~~~


La vita, l'Amore, la notte...

lunedì, 16 giugno 2008,ore 21:14


Malines, Belgio...

Sbronza, bresca, ciucca, chiamatela come volete. Io la chiamerò come si chiama dalle mie parti: gatta.

Non so perchè da noi si dica così. Forse perchè sembra si miagoli, quando si parla...

Sono le 23.00 di venerdì sera quando decidiamo di dedicarci ad un po' di svago. Non che non ci fossimo dedicati ad esso prima, ma quella volta avevamo forse voglia di trascorrere dei momenti che ci ricordassero casa: qualche birra in un pub, mentre ci lasciamo prendere da chiacchiere infinite di racconti adolescenziali.

Me la ricordo, quella serata. Come non potrei...

Il proprietario del pub, un "simpatico vichingo", come viene definito nel documento ufficiale del viaggio, ci saluta amichevolmente e ci fornisce la lista delle birre.

Io non so se siete mai stati in Belgio. A noi il Belgio non è che ci sia piaciuto tanto, ma non possiamo negare che la scelta di birra sia risicata. In quel menù ci saran state tipo 200 tipi di birra diverse. Impossibile scegliere quale bere senza rischiare di pentirsene perchè sicuramente ce ne sarà una migliore...

Ne bevemmo 5, accompagnandole con patatine alla paprika. Sì, perchè mica era un pub fornitissimo di cibi, tant'è che le finimmo in un baleno e iniziammo a chiedere qualsiasi cosa di commestibile ci fosse, pur di continuare ad assaggiare le bionde senza risentire troppo presto del loro lato alcolico.

Verso la fine, quasi spaesato, visto che gli era rimasto ben poco, il nostro Viki ci propose "the worst".

Ora, se voi provate a proporre ad un anglofono un piatto che si chiama "the worst", immagino che questo vi guarderà con sospetto.

Invece noi, ormai con le menti ottenebrate, non esitammo: ok, vada per de uorst...

The Worst, Il Peggio, era un salamino piccante, cioè carne mista a peperoncino. Sarebbe più corretto dire che era peperoncino piccante misto a carne, renderebbe più l'idea, ma a quel punto della serata le papille gustative erano andate a farsi fottere.

Siamo io e Lucio i due più barcollanti. Ho un ricordo vago di quel che successe dopo. Per certo chiamammo Zio, Davide, il nostro amico, da una cabina, addebitandogli il costo della chiamata. Nulla di strano, se non fosse che Zio era molto tirchio... Tentò, infatti, di interrompere la comunicazione ad ogni occasione, ma si sà, quando uno è brillo diventa logorroico. E lì, di brilli, ce n'erano ben 5...

Ho pure un ricordo vago di me che mi appoggio barcollante ad un muretto e... beh, ve lo lascio immaginare..., seguito a ruota da Mr Spork...

Poi, il buio...

Sono le 5 del mattino quando il mal di testa vince su tutti. Uno ad uno ci svegliamo, ci alziamo e decidiamo di farci un tè per attenuare i dolori. Come zombies, ripiombiamo quasi subito in un sonno catatonico.

Se non fosse stato per Roby, il Capitano Cirk, probabilmente saremmo ancora là a dormire.

Lui, ridefinito "L'Uomo che non dorme mai", ci "prese per mano" e ci tirò giù dalle brande alle 10.30 del mattino, giusto in tempo per goderci ancora qualche ora di quella splendida... ehm... sì, insomma, Malines.

Il tempo di svaligiare una pasticceria per saziare la nostra fame e, per quel che riguarda me, di rendermi conto che quel muretto a cui mi appoggiai era... il limitare del giardino di una chiesa, poi via, verso nuove avventure.

A nord, volevamo andare. Sempre più a nord, perchè noi, nel nostro cuore, in fondo in fondo altro non eravamo che esploratori di passaggio in quella città aliena, in viaggio nello spazio-tempo verso la Galassia Danimarca...

[Continua: in rotta verso Anversa, l'Olanda, Amsterdam...]

buio07
Permalink | commenti (6) | commenti (6)(popup)
categoria : viaggi, esercizi di stile, diari


venerdì, 30 maggio 2008,ore 03:11


Percorsi---Calais-Malines

Iniziamo la giornata alle 9 circa. Quel che vediamo aprendo le tapparelle è un leit motiv del nostro viaggio: la piazzola dell’autogrill che ci ha ospitato per la notte. Facciamo colazione sotto un cielo plumbeo, circondati dalla foschia. Lucio non lo dice, ma mica si è ripreso dalla caduta della notte prima dal suo loculo, rinominato dalla truppa “la tana della scimmia”. Lo capiamo dal fatto che rovescia tutto il caffè nell’area di sosta. Imperdonabile, quello spreco.

Alle 10.08 siamo a Lille. Sto guidando io, mentre ci troviamo ad un incrocio con una segnaletica mai vista prima: un semaforo col suo rosso, il giallo, il verde e poi un altro verde, con uno strano disegno. Comprendo quando è troppo tardi: sto attraversando i binari del tram, nel momento in cui il tram ha il verde, ma soprattutto nel momento in cui il tram è a pochi metri dall’Enterprise. Siamo giovani, meno male. I riflessi sono buoni, così con una buona accelerata coperta da un urlo usciamo dalla zona pericolo.

Sono le 11.00 quando superiamo la frontiera belga. Il franco belga valeva, alla data di cui sto scrivendo, ben 36 lire. Sono stato deposto dal mio ruolo di pilota – lo si vede dal fatto che la calligrafia sul documento di viaggio, in questo momento, è la mia – a favore di Lucio. Avremmo dovuto ripensare a quel che era accaduto e renderci conto che probabilmente non era in grado di guidare: la caduta, il caffè...

Lo lasciammo fare, ignari di quel che sarebbe successo in seguito. Sono le 13.00 quando il nostro Mr Spork azzarda una manovra scaraventando un motociclista in mezzo alla carreggiata. In questi casi, essendo ospiti in un paese straniero, la cosa più logica da fare sarebbe chiedere scusa. All’occhiataccia del malcapitato, invece, Lucio diede sfoggio di tutta la sua diplomazia, chiedendogli gentilmente: “Cazzo vòi?!” (Traduzione Vulcaniano/Italiano: “In cosa posso esserle utile?”)

Il povero conducente del mezzo a due ruote, dopo aver letto la targa dell’astronave, decide di battere in ritirata. In realtà non credo sia fuggito a causa della targa. Penso vi siano delle concause di cui tenere conto, tipo l’abbigliamento del nostro Spork, che di certo non lo ha favorito nello scambio culturale...

 

lucio

 

Finalmente decidiamo di fermarci a mangiare. Per una volta, scegliamo una vista più amena che ci accompagni durante le libagioni. È lì che ci ammicca, quel magnifico luogo, mentre io rimesto nel sugo sotto le sapienti direttive di Andy. Certamente, avremmo potuto cercare un parco dove fermarci. O un monumento, un panorama, qualsiasi cosa per rifarci delle tante volte che abbiamo mangiato per strade sporche di periferia. Ma visto che eravamo a Bruxelles, in Belgio, uno dei pochi paesi europei ancora monarchici, perché non dall’altro lato della strada rispetto all’ingresso del Palazzo Reale...

 

Bruxelles---Palazzo-Reale

 

Quando gli spaghetti sono cotti, Andy lancia una proposta provocatoria: “Andiamo a scolare la pasta sotto la stanza del Re?”

Passano davvero pochi minuti a che un poliziotto bussi alla nostra porta in vetroresina, invitandoci a spostarci. Gli facciamo cenno di aver capito, poi uno di noi, quello che parla francese, gli spiega che “finiamo di pranzare, poi andiamo, eh?”

Ora, noi a Bruxelles c’eravamo passati solo per vedere questo:

 

Buxelles---Atomium

 

 

 

Seppur delusi dalla pessima manutenzione di questo simbolo conosciuto in tutto il mondo (sembrava una discarica...), pensiamo di rifarci visitando la capitale belga. Eravamo certi di trovare qualche punto di interesse, portandoci nel centro città. Le solite cose: palazzi storici, statue, musei, fontane... Ci pensò un’emigrante italiana a spegnere i nostri entusiasmi, raccontandoci di che luogo triste fosse quella metropoli. In effetti, non ci piacque...

Dovevamo restare fino al giorno dopo, prima di riprendere verso nord, ma ci vollero appena 4 ore e 23 minuti per decidere di ripartire. In quelle quattro ore facemmo tutto l’indispensabile: prendemmo la metropolitana senza pagare, prelevammo cartoline ricordo senza pagare, Lucio incrementò la propria collezione di stemmini di stoffa. Senza pagare.

Mentre Mr Spork gongola al pensiero che il sottocamper è pieno, alle 19.35 lasciamo la città senza grossi rimpianti, verso un’ignota destinazione notturna. Ci imbattiamo casualmente in un luogo che da tutti è conosciuto come la Caporetto di Napoleone, la caduta di un impero, cioè Waterloo.

[parentesi]

Adesso, proprio da tutti no. C’e stato quel manager Telecom che qualche settimana fa la descrisse come il capolavoro strategico di Napoleone. Forse, nel corso di formazione che stava tenendo per i dirigenti, l’intento era quello di motivarli richiamando un grande successo di un leader storico, ma a me viene un solo pensiero: sarà per questo che Telecom ha tutti ‘sti problemi...?

 

[/parentesi]

 

“Paura e delirio a Waterloo”

 

lollo

 

Lollo guida a modo suo, gridandoci schizofrenicamente: “alla vostra destra, un parco; alla vostra sinistra, una statua; davanti a voi, un palazzo...”.
Dopo 13 minuti di delirio stradale, ha già bruciato altri due rossi.
4 minuti dopo, un altro.
Vede una bella ragazza e le fa un cenno, a cui lei, ingenuamente, risponde salutando.
Lollo, con gli ormoni in subbuglio, rallenta, si ferma e l’aspetta.
Lei, spaventata, sale su una moto che riparte veloce. Ma appena supera l’Enterprise, il nostro mentalmente - e momentaneamente - insano pilota si lancia in un inseguimento senza tregua, bruciando un altro rosso e suonando il clacson come se avesse un moribondo a bordo.
L’inseguimento termina quando, pochi minuti dopo, nota due belle autostoppiste dall’altro lato della strada. In mezzo ad un incrocio, inverte improvvisamente a U, mentre Lucio, affacciato al finestrino, si sbraccia e sorride in fase di avvicinamento fuori dal finestrino. Una volta affiancate, il nostro addetto al cesso otturato chiede cortesemente dove vogliono andare, e loro indicano la direzione opposta.

Ma c'era da aspettarsi una risposta diversa?


Sarebbe sufficiente per chiunque, questo poco velato diniego, ma Lollo le invita a salire lo stesso, senza preoccuparsi dei nostri risparmi che nel frattempo si disperdono in gasolio bruciato. Al loro rifiuto, il nostro pilota se la prende con l’abbigliamento del copilota, reo, a suo modo di vedere, di averle intimorite a causa del look. Gli strappa di testa il berrettino del Bandiera Gialla e lo butta dal finestrino, per poi ripartire di scatto.

Ripensandoci, non so di chi dei due fu la causa, ma il look c’entrava eccome...

 

Lollo-lucio

 

Ci volle del tempo affinché Lucio si riprendesse completamente dallo shock. Il suo risveglio avvenne quando, arrivati a Malines, trovammo un posto per eliminare le acque nere e ci ritrovammo con lo scarico intoppato...

Del Belgio, insomma, non restò molto nella nostra memoria. Tranne quella sera, a Malines. Sì, perché quella sera decidemmo di chiuderci in un piccolo pub per gustare le rinomate birre di quel paese, e ne uscimmo veramente... alterati.

Che posso dire? Cinque birre, allora, ci facevano 'st'effetto...

[Continua: le birre, il pub, la notte insonne di cinque ragazzi con lo stomaco in subbuglio. L’Olanda, direzione Amsterdam]

buio07
Permalink | commenti (3) | commenti (3)(popup)
categoria : viaggi, esercizi di stile, diari, memorie, io


venerdì, 23 maggio 2008,ore 02:02


Siamo andati a letto tardi, ma le tappe di viaggio sono ancora pienamente rispettate. Abbiamo precorso ad oggi ben 1630 km, e siamo in vista di Le Havre. Non ci fermeremo, siamo solo di passaggio, diretti veloci verso la Normandia.
Ci alziamo alle 10.30 di un giovedì di settembre, senza preoccupazioni, orari da rispettare, insegnanti da ascoltare, lezioni da seguire. La scuola è finita, fino ad ottobre non se ne parlerà più. A ottobre sì, certamente. Ci siamo iscritti tutti all’università, a Bologna. Lucio e Lollo a Statistica, Roby a Ingegneria Informatica, Andy a Giurisprudenza, io a Economia. Tutti saremo di nuovo insieme, quando finirà questo viaggio. Di nuovo insieme sotto i portici della Dotta. Ma anche questa è un’altra storia.
Son le 11.40 quando ci fermiamo a fare rifornimento di gasolio. C’è il self service. Non è che se ne vedessero in giro molti, allora, e ci fu difficile capire come funzionasse.
Fortunatamente eravamo in Francia ed Andy il francese lo parla benissimo. Si avvicina al benzinaio, e con naturalezza, indicando la pompa, chiede: “Comon se fa?”
Immagino che l’aver indicato la pompa sia stato decisivo, nella reazione dell’addetto, che con tranquillità, ma a gesti, ha spiegato al nostro poliglotta il funzionamento della macchina erogatrice.
Attraversiamo un ponte sulla Senna che ci lascia senza fiato. Ci costa 10 franchi, ma ne vale la pena, a leggere lo stringato commento trascritto a pagina 30 del Diario di Bordo dell’Enterprise.
Alle 13.11 abbiamo il nostro primo incontro ravvicinato con l’Oceano. C’è puzza di mare, su quella spiaggia di ciottoli. C’è un odore forte, molto diverso da quello dell’Adriatico. L’odore di un mare sterminato, immenso, ricco di storie da raccontare. Guardandoci intorno troviamo molti oggetti senza valore abbandonati, forse perduti, forse risputati dall’acqua. Tra questi attira la nostra attenzione la testa di un piccolo squalo, probabilmente innocuo, vittima certamente del più feroce predatore presente su questo pianeta.
 
etretat3
 
etretat2
Ci perdiamo nel panorama delle scogliere per oltre un’ora, mentre a poche centinaia di metri non ci accorgiamo che qualcosa sta accadendo.
Lungo il nostro ritorno lo vediamo. È là, gira intorno al nostro camper con aria sospetta. Ha i capelli lunghi, il suo abbigliamento trasandato tradisce le sue intenzioni. Ci avviciniamo piano, per sorprenderlo, ma Andy, dall’alto dei suoi 190 cm, non riesce a trattenersi e si mette a correre. Gli si appoggia affianco, col gomito sulla carrozzeria. Il ladro si ferma, immobile, sicuramente spaventato.
Mentre Andy lo fissa con uno sguardo vuoto, è ancora con le dita infilate nella finestra che cerca di far saltare le chiusure di sicurezza. Stupido uomo. Non sa che ha rischiato di dover avere a che fare con cinque ragazzotti atletici, il più basso dei quali è poco meno di un metro e ottanta, e che quei centimetri in meno verso l’alto li ha sviluppati in larghezza. Non sa che quei cinque ragazzotti sono, nonostante guardare il mare sia un calmante naturale, ancora inferociti per le disavventure notturne di piatti rovesciati, chiavi perse, camper  a pezzi...
Non ci fermiamo molto, in questa piccola città di mare. La Galassia Danimarca è sempre più vicina, e in noi si fa più viva la voglia di toccarla con mano. Giusto il tempo di una pizza “italiana”, che il ristoratore si premura di fare a fettine, casomai non sapessimo come si fa a mangiarla. Giusto il tempo, per Lucio, di prendere uno scudettino omaggio, ma mica tanto, poi, da un negozio di souvenir.
Ripartiamo. La fiducia dell’equipaggio è di nuovo tutta verso Lollo, l’amico della birra. Di nuovo, perché le poche occasioni che ha avuto per guidare mica le ha sfruttate un granché bene...
Percorsi---Etretat-Calais
 
Verrebbe da dire, per una volta, fiducia ben riposta. Solo che avremmo dovuto capire che i segni non erano proprio buoni quando, lungo la strada verso il Belgio, propose di girare in una mulattiera nella speranza che sbucasse dietro Covignano, piccola collina al limitare della costiera romagnola. Voglia di casa, insomma...
Sì, l’equipaggio è già stanco di ‘sto viaggio. Stanco, ma in realtà eccitato dall’avventura, nell’attraversare il Sistema Solare Europa.
[parentesi]
In realtà, alla partenza dell’Enterprise avrebbe dovuto partecipare un altro membro, Max. Non da subito, però. Max era un nostro ex compagno di classe. Aveva iniziato il liceo insieme a noi, solo che in quarta aveva ceduto ed era stato bocciato. Troppo intento a seguire tutto quello che gli passava per la testa per applicarsi bene in qualcosa e portarla a termine. Quell’anno non poteva partire con noi, aveva gli esami di riparazione, ma desiderava comunque raggiungerci. Max amava pilotare aerei. “Dopo gli esami ne affitto uno a Rimini e vi raggiungo a Calais”.
In effetti, avevamo appuntamento in Normandia, ma non ci raggiunse mai. Meno male, pensammo. Già, perché se in cinque eravamo a quel punto di saturazione dopo pochi giorni, un sesto sarebbe stato veramente di troppo.
Proseguimmo senza Max. La storia racconta che lui, negli anni seguenti, affinò la sua passione per gli aerei, diventando pilota Alitalia. Sposò una meravigliosa hostess, dalla quale ebbe due bambini bellissimi. La famiglia del Mulino Bianco, verrebbe da dire. Se non fosse che lui, nel bene o nel male, restava sempre quello che si faceva bocciare. Come questa volta...
Ma questa è un’altra storia...
[/parentesi]
Lungo il viaggio verso il Belgio, facciamo una sosta. Non so bene dove, forse a Calais, proprio ad uno sputo dall’Inghilterra. Ci infiliamo in dei grandi magazzini. Siamo orribili nelle nostre tute, con le barbe incolte, copricapo improbabili, chiavi al collo. La gente ci guarda strano. Uno di noi sembra si sia rubato un salame. In realtà non porta le mutande, sotto la tuta. Ancora lui, l’uomo del Sistema Fallico Decimale. Vien da pensare che lo faccia apposta, per farci arrabbiare. Compriamo tutto il necessario, incluse delle prugne per il sottoscritto, che ancora non ha definitivamente vinto la sua guerra psicologica con le dimensioni del bagno.
In quel supermercato ci sono alcune ragazze che ci guardano. Non sapremo mai perché, ma a noi sembrava ammiccassero. Sarebbe stato bello, a questo punto del viaggio, raccontare una storiella piccante, ma il commento trovato a pagina 32 non lascia molte speranze: “Conosciuto gruppo di donne..., se donne si potevano chiamare...”
Probabilmente non erano il nostro tipo. Sicuramente simpatiche, ma di certo non il nostro tipo...
Siamo dispersi nel nord della Francia. Nelle parole trovate in queste ultime pagine del Diario è facile leggervi disperazione e frustrazione. Lo sporco, gli spazi angusti, le difficoltà della convivenza, del cucinare, del pulire; l’Enterprise che cede alle vibrazioni, la Galassia Danimarca che sembra irraggiungibile; la gente, i luoghi. Tutti i segnali, i richiami continui alla propria terra, quasi fossimo degli esuli, indicherebbero che il viaggio, moralmente parlando, è già finito. Così parrebbe, se in appena due righe, buttate giù di getto alle 20.05 di giovedì 8 settembre, non venisse clamorosamente rovesciata questa certezza. Le trascrivo nella loro interezza:
“Vi sono pensieri strani: fuggire in America o restare in giro in Europa”
No, a noi quel viaggio piaceva. Ci lamentavamo come bambini capricciosi, ma ci piaceva. Ci piaceva stare insieme, ci piacevano le disavventure che incontravamo, ci piaceva tutto, la gente, i posti, le finte liti, il cibo pessimo, lo star a pulire i piatti alle 2 del mattino ad una cannella in autogrill. Pensavamo alla destinazione, ma eravamo consapevoli che ci piaceva soprattutto il viaggio.
E’ quasi ora di coricarsi. Un bambino gira intorno al camper con la bici, facendo linguacce e gesti. Uno di noi, dirò il peccato ma non il peccatore, raccoglie il coltellino a serramanico dal tavolo, lo apre e glielo mostra ridendo. Non lo vedemmo più girare là intorno, quel bambino, ma mi piace pensare che oggi stia scontando un ergastolo per aver ucciso una coppia di camperisti per un coltellino a serramanico...
L’ultimo ricordo che ho sono le luci spente, prima di dormire. Il silenzio della notte che invade l’interno dell’Enterprise squarciato da un grido e da un tonfo sordo sul pavimento. Era Lucio, che nel cercare di infastidire quello che stava sotto di lui aveva perso l’equilibrio ed era caduto...
“Notte, raga...”
“Notte...”
“Notte...”
Click...
[Continua: arriviamo in Belgio. Ci ubriachiamo a Malines, scappiamo da Bruxelles...]
buio07
Permalink | commenti (13) | commenti (13)(popup)
categoria : viaggi, esercizi di stile, diari, memorie, io


mercoledì, 21 maggio 2008,ore 19:36


(mentre io trascrivo questo resoconto, trovato in un baule di quercia nei sotterranei di una torre d'avorio, Roby The Brain ha costruito un album fotografico per festeggiare il ventennale con i ragazzi che vi parteciparono, a quel viaggio. Aggiungerò l'indirizzo, ma per ora lo userò per trasformare questa narrazione in una sorta di Wiki-qualcosa)

Percorsi---Parigi-Etretat

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, giusto: siamo rimasti alle 21.41, quando scatta una "rissa" territoriale all'interno dell'Enterprise. La "rissa" non ebbe conseguenze gravi, anche perchè in realtà non si tratto di una rissa vera e propria. Solo che...

Vi ricordate che durante il pomeriggio parigino Roby incocciò in un'auto facendo retromarcia? E che l'auto non si fece nulla? Ecco, l'auto non si fece nulla, ma la collisione con quel piccolo asteroide su ruote, aggiunto alle vibrazioni dovute ad un salto iperluce (130 kmh) in autostrada, qualche danno collaterale lo provocò.

Sono le 23.58 quando ci fermiamo in una piazzola di sosta a nord di Parigi. L'intenzione è di mangiare con calma e di controllare i cedimenti strutturali della nostra Enterprise. Così, nelle parole dell'equipaggio, si descrive quella notte:

"Ora abbiamo un paraurti nuovo in nastro adesivo, la panca in fondo riaggiustata a colla e facendo nuovi buchi per viti. Dobbiamo ancora lavare i piatti, siamo in una stazione in autostrada, abbiamo fatto la doccia per camionisti, Andy si è perso nei bagni, non abbiamo mangiato, il cacciavite s'è rotto, non ci resta che piangere..."

Si sente il dramma di questi cinque giovani uomini, in questa registrazione ingiallita, ma la disperazione non l'ebbe mai vinta sull'ottimismo di una crew disposta a tutto pur di arrivare in Danimarca.

E' l'8 settembre...

Riparazioni-

 Lucio che ripara...

elnagh

Reperto 3:

un pezzo di camper

Lollo che cerca di riparare la panca in fondo con colla e cacciavite...

lollo-che-ripara
   

La doccia per camionisti non è un luogo ameno. Certo, direte voi, è meglio del bagno 1x1 dell'Enterprise, in cui ogni piccola oscillazione provoca il rischio di una frattura. Ma nel bagno dell'Enterprise mica li incontri, certi camionisti inquietanti con i baffoni e la pancia da birra, alti uno e novanta per centotrenta chili.

Fatto sta che Andy si era portato le chiavi nella doccia e lì le ha smarrite. Provate ad immaginare la scena: 5 sbarbati chinati in terra a scrutare dovunque ed un camionista che vuol fare la doccia in pace prima di andare a nanna e dopo aver percorso 5.000 anni luce di autostrade.

E' mezzanotte. Aspettiamo. Mica avrà le branchie, no?
A mezzanotte e trenta, finalmente, le chiavi tornano...

In quella mezz'ora, sicuramente abbiamo filosofeggiato di qualcosa. Eravamo specialisti, in questo. Di notte, certe notti, andavamo a berci una birretta (sì, già allora...) al Bouillabaisse, un pub a Miramare di Rimini. Ricordo che la notte prima degli esami di maturità non è che fossimo preoccupatissimi. Fu così che ci presentammo, quella domenica sera, armati di libri e poca voglia di leggerli, al nostro amato locale e ci perdemmo in racconti e chiacchiere senza capo nè coda. Il giorno dopo ci presentammo a scuola... ma vabbè, questa è un'altra storia...

Quando ormai la sfuortuna sembra averci abbandonati, bastano 5 minuti per renderci conto che non è così. Lucio rovescia i piatti sporchi nel camper appena pulito. E' qui che mettiamo mano alla cannella dell'acqua e ricominciamo daccapo...

lavando-i-piatti-in-autostrada

Lollo, io e Andy, lavando i piatti in autostrada...

 

Non so se questa fu l'ultima goccia. So che però decidemmo di partire in fretta e furia per Le Havre, senza guardarci indietro. E' ormai l'1.26 del mattino quando usciamo finalmente dall'autostrada. Ci stupiamo del congegno presente al casello: una specie di retino in cui far centro con gli spiccioli. Certamente, qualche domanda sorgeva: e se uno non ha gli spicci? E se volessimo il  resto?

Gli spicci li avevamo. Giusti giusti. Non è che potessimo permetterci tanto di lasciar in giro denaro in più. Anche se succederà, almeno una volta...

Non so cosa accedde tra quel momento e le 2.40. A questo punto, però, era ora di dormire.

Avevo già accennato ai litigi tra Lucio e Lollo, vero? Sì, avevo già detto. Mica per nulla, è che sennò non riuscirei a farvi capire il perchè Lucio, completamente nudo come mamma l'ha fatto, stia correndo nel buio dell'autogrill in cui abbiamo parcheggiato, inseguito da un Lorenzo urlante armato di bastone: "te lo metto nel c...".

Non è una bella immagine, prima di andare a dormire...

E meno male che avevamo il nastro adesivo...

[continua: arriviamo a Etretat; un tossico cerca di scassinarci l'Enterprise...]

buio07
Permalink | commenti (6) | commenti (6)(popup)
categoria : viaggi, esercizi di stile, diari, memorie, pensieri liberi, notti insonni, io


lunedì, 19 maggio 2008,ore 02:28


Parigi, Parigi, Parigi... Come si fa a visitare una città così grande in così poco tempo? E' necessario scegliere con cura i posti dove andare. E noi lo facemmo...

Torniamo a dove eravamo rimasti. Sono le 21.21 quando siamo di nuovo all'Enterprise, a pezzi per la lunga camminata per la Città. Ci aspetta, a proposito di luoghi da scegliere, il Pigalle, famosissimo quartiere a luci rosse della capitale francese.

La lunga passeggiata ci ha lasciati stanchi, esausti, ma abbiamo ancora energie per vivere la notte. Prima, però, dobbiamo risolvere un... piccolo problema.

Il bagno del camper è un luogo angusto, piccolo, scomodo. Non avremmo molti problemi, se non fosse che a volte si... intoppa. Questo accadde quella sera. Certamente, non potevamo andarcene così, senza far nulla, e allora Lucio, il più intraprendente, si offrì per risolvere la difficile situazione.

Ora, potrei discorrere per ore raccontando come fece, ma forse un'immagine val più di mille parole...

Parigi-Lucio.bagno

Passiamo oltre...

Facciamo una cena frugale, a base di hamburger. Una nota a margine specifica che non è che fossero proprio un granché buoni, ma la fame resta pur sempre un condimento ottimo per ogni pietanza.

Ci siamo, finalmente potremo muoverci verso la nostra meta. Non ricordo se quella sera usammo la metro o il camper. Ricordo però un particolare non citato nel racconto di viaggio.

[parentesi]

Ci avevano avvisati che la sera, andare in metropolitana a Parigi, non è proprio sicurissimo. Ci avevano avvisati che dovevamo essere prudenti.

Ma voi, a 5 diciannovenni, come fate a spiegare che cosa vuol dire "pericoloso"?

Ed eccoci là, in Metro, vestiti come i Guerrieri della Notte, brutti che non ci si guardava. Perchè noi pensavamo che, vestendoci brutti, ci avrebbero lasciati stare...

warriors

Ed eccoci là, dentro quei tunnel da film, inguardabili, usciti da un B-movie anni '70, a muoverci guardinghi tra... una folla di gente normale. Non dimenticherò mai quella coppia che parla allegramente, zittitasi improvvisamente alla nostra comparsa, che ci segue con lo sguardo preoccupato (o divertito?) mentre li superiamo innocui...

Non pagammo il biglietto, questo sì.

Almeno recitammo la parte fino in fondo.

[/parentesi]

Pigalle, dicevo. Non so se ci andammo in metropolitana o in camper, ma da quel che trovo a pagina 25 del diario, immagino sia la seconda...

Parigi-pigalle.disegno

Vado a memoria, perchè questa parte è omessa nello scritto. Là sembra un mercato delle vacche. Ad ogni passo c'è uno strip club, ad ogni strip club c'è un francese che cerca di convincerti ad entrare. Quella sera non sembra essere una sera di punta, per quel posto. Farebbero di tutto per convincerci ad entrare, ma noi vogliamo resistere, evitare di farci fregare dal primo che capita.
Uno dei tanti buttadentro ci si para davanti infilando una serie di parole in idioma a noi sconosciuto. Beh, Andy un po' lo conosce il francese, ma ve ne parlo poi...
Comunque, quando gli rispondiamo che non capiamo, ci guarda e dice: "italiani?" "Sì" "Ah, di dove?" "Di Rimini" "Di Rimini? Davvero?! Davide! Davide, vieni qui, ci sono dei ragazzi di Rimini!"

Davide arriva. Non ricordo come fosse, che aspetto avesse, ma ricordo perfettamente quel che seguì.

"Davvero siete di Rimini? Ma dai, io sono di Miramare (frazione di Rimini, ndt)"

Da qui, una serie di reminescenze della sua infanzia, della città etc..., per poi arrivare allo sconto e, pochi secondi dopo, a noi seduti dentro 'sto posto piccolo, scuro, con sto palchetto piccolo dove un uomo col cappello da cowboy sparava con una pistola giocattolo facendo non-ricordo-cosa.

Ci guardiamo intorno. Siamo soli. Cerchiamo di scivolare sotto il tavolo, ci vergogniamo come marmotte. Siamo soli in uno strip club e sul palco si sta esibendo un uomo...

Finalmente se ne va e noi possiamo risalire. Eccola là, quella bella e longilinea francese brunetta dai capelli lunghi. La fissiamo, e lei fissa noi (vi ricordo che siamo gli unici nel locale...), e ne nasce subito un feeling. Fa il suo spogliarello, un nudo integrale, poi ringrazia e se ne va...

Dopo poco siamo all'aria aperta. Chissà cosa ci aspettavamo dal Pigalle. Delusione, ecco cosa abbiamo trovato. Uno spettacolino rapido e indolore, da eiaculazione precoce, tanto fu breve, o da impotenza erettiva, tanto fu scarso.

Non importa, quel che importa è che potremo raccontare che siamo stati al Pigalle, nel nostro viaggio per andare in Danimarca. E magari inventare chissà quali storie, su quel che accadde in quel posto, come ad esempio...

...Siamo appena usciti dal locale, ed ecco che la spogliarellista francese si avvicina a noi. Ci sorride, ci fa un cenno col capo invitandoci a seguirla. In realtà, indica uno solo di noi, che avrà, il giorno dopo, la possibilità di raccontare di una notte folle.

Questo accadde...

Ma solo nella nostra testa. La spogliarellista ci passò vicino davvero. E davvero ci fece un sorriso e un cenno. Quel cenno era solo un saluto, ma fu sufficiente per scatenare in noi delle strane fantasie: "avete visto? ci ha riconosciuti..."

Sì, ci aveva riconosciuti. Cinque minuti prima eravamo il suo pubblico, il suo unico pubblico. Ci credo, che ci aveva riconosciuti...

Torniamo al camper. Siamo esausti e delusi, in più manca l'acqua per lavarci. Siamo nel centro di Parigi, troviamo un parcheggio proprio su un Boulevard. Sono le due del mattino quando ci apprestiamo ad andare a letto. Lucio, che è uomo di fantasia, si inventa una delle sue per la soluzione del problema igienico.

Prende il borotalco, esce dal camper, si siede su una colonnina e, ignaro del traffico, inizia la sua pulizia personale, in maglietta e mutande. In pieno centro a Parigi. Da non crederci, eh? Eppure...

Parigi_lucio

La mattina successiva ci lanciamo in una visita a Mont Martre e a Le Sacre Coeur. Qui Lucio, sempre lui, prende in comodato gratuito illimitato una maglietta. Scoprirà solo dopo che è una S, adatta si e no ad un bimbo di sei anni. Che volete, mica si può guardare in faccia alla beneficenza.

Sono le 13.23 quando decidiamo di fermarci a mangiare. C'è ancora una tappa prima di abbandonare Parigi, una tappa che non si scorda: il cimitero di Père Lachaise.

Perchè un cimitero? Perchè ci sono morti che non si possono dimenticare. A volte padri, a volte figli, a volte... a volte...

Oscar Wilde, Cyrano de Bergerac, Molière, Bellini, Chopin, Honorè de Balzac, Comte, Delacroix, Rossini, Bizet, Modigliani, Proust, Maria Callas e tanti altri riposano qui. Anche lui, lui che noi stiamo cercando, riposa qui. Il Re Lucertola.

La tomba di Jim Morrison è spoglia, semplice. Ci abbiamo messo del tempo a trovarla, in quel luogo immenso di riposo dell'anima. Andy, raccontavo qualche riga più in su, conosce un po' di francese. E' stato qui che ha sfoggiato una frase da incidere su marmo. Non sapendo più quale sentiero seguire, si è avvicinato ad una persona intenta a guardare la mappa del cimitero e gentilmente, perchè Andy è una persona gentile, gli chiede: "Escuse mois, a pos regardè la carten?". Se qualcuno si stesse chiedendo che lingua è, svelo subito: franco-romagnolo.

Cis siamo. Qualche fan troppo accanito si è portato via il busto che la ornava. Resta qualche fiore e molte scritte sul marmo di uomini e donne che hanno visto in lui un esempio da seguire...

Parigi-JimMorrison

Ripresa la strada, sono le 16.30 del 6 settembre di quell'anno quando Roby, in una retromarcia affrettata tocca appena un'auto dietro di noi. Non so se fu perchè era troppo difficile spiegarsi o perchè effettivamente il tocco fu minimo, ma la chiudemmo con un saluto, con quel ragazzo francese.

Quando arriviamo al centre Pompidou, notiamo subito che campeggia un mega-ultra-tecnologico conto alla rovescia: mancano appena 1.347.028.500 secondi al 2000. Fatevi due conti, sulla data in cui avvenne questo viaggio...

Incontriamo Roberto, uno spacciatore italiano a Parigi da 3 anni. Non ci racconta la sua storia, vuole solo venderci qualcosa che noi, gentilmente, rifiutiamo.

Leggo una nota, nel diario di bordo di quel viaggio, che richiama molte cose. La trascrivo nella sua semplicità, perchè se ne colga l'essenza.

"Siamo fuori dal Pompidou, dove c'è un curioso miscuglio di arabi, cinesi, africani, francesi, turisti, are krishna, gente che fa spettacolini..."

Un curioso miscuglio...

In questa frase si nasconde la meraviglia per una società multietnica che da noi, nelle piccole città di provincia, era ben lontana dall'essere reale.
Penso ad oggi, e rivivo quel momento di meraviglia. Oggi, dove si è deciso di premiare, più di chiunque altri in Italia, uomini che incitano all'espulsione di quelle stesse civiltà che allora ci stupivano fuori dal Pompidou. Ma questa è un'altra storia.

Compriamo generi alimentari di prima necessità: 2 pacchi di "Petit Coeurs", 1 pacco famiglia di Mars, 1 pacco di Brioches e la colla. Lo so, se ci fosse stata almeno una donna, con noi, il nostro stomaco avrebbe festeggiato...

Son le 19.37 quando iniziamo a comprendere che uscire da Parigi non sarà un'impresa facile. Superiamo lo spazio che ci separa da Versailles. Alle 20.26 siamo al Castello, che ci appare incredibile nella sua bellezza.

Iniziano le prime risse di bordo. Lo spazio è piccolo, la nostalgia di casa inizia a farsi sentire...

Le prime accuse volano, almeno verbali, tra Lucio e Lollo: il secondo descrive il primo come il più "lozzoso" della nave. Lucio risponde che mentre Lollo... ehm... defeca e basta, lui si è assunto il ruolo di... scarica-mer... sì, ok, avete capito.

Ne nasce una discussione sugli esquimesi, che secondo Lollo non si lavano perchè non sudano, e bla bla bla...

Son le 21.41 quando Lucio chiede un Mars, ma gli viene rifiutato e scatta una mezza rissa.

Insomma, fa parte della natura umana la preservazione di uno spazio proprio. Non ci si poteva aspettare che nel lungo periodo l'intelligenza dei membri dell'equipaggio prevalesse sull'istinto. Non accadrà molto spesso di vedere i membri dell'Enterprise accusarsi e aggredirsi, ma accadrà di nuovo. Siamo appena all'inizio del viaggio, e già sorgono i primi problemi. Ora c'è una notte da affrontare. Una notte di viaggio. E non sarà semplice, a meno che non accada qualcosa che consolidi la solidarietà del gruppo. Come un camper che comincia a perder pezzi per strada...

[Continua: il camper cade a pezzi. In un autogrill, Andy perde le chiavi del mezzo. Lucio viene inseguito nudo nel parcheggio...]

buio07
Permalink | commenti (4) | commenti (4)(popup)
categoria : viaggi, esercizi di stile, diari, memorie, io


venerdì, 16 maggio 2008,ore 22:28


Percorsi---Fontainebleau-Parigi

Ok, è una vera levataccia. Ma si sa, da ragazzini il fisico recupera in fretta.

Vi avevo lasciati a notte fonda lungo una strada desolata di Francia, in rotta verso Parigi. Vi ritrovo ora.

Sono le 9 del mattino quando ci alziamo per andare a far visita al Castello. Oddio, resto dell'idea, cercando sempre di interpretare quel che ho trovato in questo diario, a pagina 17, che non fu del tutto volontaria, quella sveglia.

In una nota a margine, infatti, si racconta un episodio di cui ai più sarebbe sfuggita l'importanza. Non si comprende bene di chi sia la calligrafia. Per certo, Lucio o Andrea. Sì, perchè se fosse stata mia, non avrei ora alcuna difficoltà a leggerla. Idem se fosse stata di Roby, ha sempre scritto in modo molto limpido. Idem, al contrario, per Lollo: non avrei alcuna probabilità di tradurla, ora.

La nota fa riferimento alla notte prima.

Ricordate l'ora di arrivo a Fontainebleau? Vi rinfresco la memoria: erano quasi le 4.00 del mattino. A quell'ora, inutile dirlo, anche se sei abituato a star sveglio fino a tardi, la stanchezza fa la sua pressante comparsa. Tutto quello che vuoi è dormire. Semplicemente dormire.

Ora ho dei ricordi vaghi di quel che accadde quella notte, come una piccola luce che si fa strada nella mia memoria. Arrivammo in questo piccolo paesino deserto. Per strada, ve lo assicuro, non c'era anima viva. Solo noi, le case spente, le strade vuote. Scegliemmo una via larga, per fermare la nostra Enterprise, convinti che così, ovunque fossimo e a qualunque ora ci fossimo alzati, non avremmo infastidito il traffico.

Calcolammo solo male le coordinate: la via larga, la via larga, la via larga... qualcosa doveva pur significare, una via tanto larga in un paesino tanto piccolo.

Ricordo di essermi svegliato di scatto, quella mattina, chiedendo perchè eravamo partiti. I miei compagni di viaggio erano già svegli. Intontiti ma svegli.

"Non siamo partiti. Sono i camion che transitano veloci... lo spostamento d'aria, sai..."

"E tutto 'sto casino, là fuori?"

"Non abbiamo visto la fermata del bus due passi più in là, ieri notte. E' pieno di ragazzini che aspettano di andare a scuola."

Ci sono momenti in cui non puoi fare a meno di smettere di fare domande e ridere.

Sono le 9 del mattino quando ci alziamo per andare a far visita al Castello, dicevo. Il Castello ci lascia interdetti, per quanto è bello. I suoi giardini curatissimi, il palazzo meraviglioso, il laghetto. Sì, anche il laghetto che pullulava di pesci enormi. Tanto chi li pesca, in quella reggia?

Dopo un paio d'ore siamo di nuovo in strada. La Galassia Danimarca è lontana. Siamo stupidi, sembra quasi che si voglia arrivare alla meta il più velocemente possibile. Dovrebbe esserci chiaro, invece, che non è la meta che conta. E' il viaggio. Ed oggi lo scopriamo più che mai, rileggendo queste pagine innocenti, ricche di dettagli inutili, ma così bellì da far riaffiorare alla mente ogni cosa.

L'autostrada per Parigi è affollata, siamo insofferenti a quella reclusione forzata, a quell'attesa. Vorremmo la nostra ora d'aria per i Boulevard subito, vorremmo piegare lo spazio tempo e arrivare subito in ogni dove.

Non si può. La fila non è d'abitudine, in quel tratto. La causa è di un camion che s'è ribaltato. Crediamo sia grave, intorno al titano di metallo stazionano carri attrezzi, ambulanze e polizia. Quando siamo vicini, ci rendiamo conto che non si è solo rovesciato, ma è caduto proprio in un dirupo. Sono le 11.22.

Nota di viaggio, rappresentativa dello stato d'animo della Crew:

Lettera per un amico mai scritta

"Caro Zio (Davide, un compagno di scuola),

a parte il casino la mattina per lavarsi, vestirsi, far colazione, mettere a posto i letti; il pomeriggio per preparare il pranzo, mangiare, pulire; la sera, idem; la notte per aprire i letti, andare a dormire dopo esserci lavati e spogliati [in questo spazio angusto, ndt], beh, in fondo, forse ci divertiamo anche, ogni tanto, credo..."

Cena
(Lucio ed io in formato cuccioli ;P)

Approfittando della fila nelle vie cittadine dei sobborghi di Paris, Andy e Lucio saltano giù al volo e si infilano in una panetteria, uscendone poco dopo con una baguette, quegli sfilatini di pane francese lunghi lunghi. Per descriverla, nel diario c'è un riferimento un po' osceno (ma quale civiltà avanzata non ha mai usato riferimenti sessuali nei suoi testi? Avete mai visto i geroglifici nei templi egizi?), l'uso del sistema fallico decimale, dove il fallo di riferimento è di un membro dell'equipaggio che per il momento lascerei ignoto, ma che allora era notoriamente invidiato dal genere maschile.

Nell'approccio dei due Euronauti alla nostra nave, il pilota Lollo si eccita alla vista dei grandi spazi stradali che si aprono davanti a sè, e decide di lanciarsi in una guida folle lungo le vie della periferia parigina. Prende tre rossi consecutivi, intermediati da una scalata dalla 5^ alla 2^, e continuerà così fino alla sua destituzione dal posto di guida.

Sono le 12.33 quando Parigi si apre nella sua maestosità davanti a noi. Ginevra, a confronto, è una pulce.

Meno di venti minuti dopo, davanti a noi, in lontananza, si erge la Tour Eiffel in tutta la sua grandezza. Lollo, come già detto, in preda ad una scimmia tossica da carenze di non si sa cosa, per accelerare l'avvicinamento si infila in una corsia riservata, e procede fino ad arrivarvi sotto.

Quando dico sotto, intendo SOTTO, cioè tra i quattro piloni che la sorreggono. Riusciamo a lanciare un breve sguardo da così vicino, prima che un vigile inferocito ci corra incontro gridando. A quel tempo, infatti, non vi era alcuna area pedonale o giardinetto, sotto la torre. Solo alcune fioriere a delimitare la zona, abilmente superate. L'ho premesso, il nostro pilota aveva la scimmia...

La trattazione di questa parte del diario, purtroppo, la devo interrompere qui.

Per completezza, si sappia che durante la giornata i nostri si sono avventurati per Parigi senza timore, continuando a raccogliere souvenir a costo zero. Cartoline, soprattutto, trafugate da qualche espositore poco controllato. Al rientro, alle 21.21, trovarono una piccola, graditissima sorpresa: una multa francese, che riporto qui sotto come ritrovata nel diario sotto la voce "Reperto 2: la multa":

Parigi-multa

Dicevo gradita, perchè in fondo all'epoca c'erano le frontiere. Quale Stato avrebbe tentato di perseguire un cittadino straniero spendendo più del potenziale ricavato?

Per noi, invece, quella multa da 75 franchi fu un bel souvenir da portare a casa. Forse quello più "ricco", tra i tanti piccoli espropri che facemmo, barbari squattrinati alla conquista dell'Europa...

[Continua: il bagno del camper si intasa; riprendiamo la visita di Parigi e dei suoi luoghi speciali: Mont Martre, la tomba di Jim Morrison e il Pigalle...]

buio07
Permalink | commenti (1) | commenti (1)(popup)
categoria : viaggi, esercizi di stile, diari, io


martedì, 13 maggio 2008,ore 03:45


Percorsi---Ginevra-Fontainebleau

Le macchine vanno troppo veloci, a Ginevra.
Stiamo cercando di organizzarci. Siamo usciti dall'Italia, siamo in territorio ostile.
Sono le 9 del mattino. Una levataccia, vista col senno di poi. Il mio senno di poi, visto l'ora cui mi alzo di solito.
Cerchiamo una cartina. Dopo qualche tempo, troviamo un giornalaio che ce la vende a 3.000 lire. Non che sia un prezzo alto, ma per far pari, squattrinati come siamo, Lucio (12.maggio: auguri, bello!!!!), alias Spork, preleva una Gazzetta dello Sport senza passare dal via. E neppure in prigione, come sarebbe stato più giusto.

Sono le 9.13 quando ci avviciniamo al Palazzo dell'ONU. La struttura si erge nel cielo, forte dei suoi vetri a specchio che si stagliano tra le nuvole. Ci resta indifferente. Agli occhi di un diciottenne, un palazzo resta sempre un palazzo, alto o bello che sia.

Ce ne andiamo velocemente, attratti da necessità più reali di una speculazione edilizia che forse avrebbe ben più da raccontare. Abbiamo bisogno di un supermercato. Ci infiliamo nel primo posto che troviamo e investiamo 16 franchi svizzeri, al valore di 880 lire l'uno, 0.4 euro attuali. Nella spesa, ci son 3 cioccolate senza scontrino. Mi piacerebbe, a questo punto, raccontare della gentilezza del proprietario, ma sarebbe ipocrita negare che in realtà ce le siamo infilate in tasca senza confessare.

Sono le 11. Alla guida del Camper/Enterprise c'è l'amico della birra. Il suo stile di guida, scusate il paragone, è più simile al traffico catanese, o milanese, o napoletano se preferite, stile italiano di poco rispetto delle norme del codice della strada, in sintesi. D'altra parte, Ginevra non è Rimini, l'adattamento è una conseguenza.

Decidiamo di fare una sosta e di fermarci nella Cattedrale. Qui non si intende mescolare sacro e profano, la nostra è una visita istruttiva, nulla di più.

Immaginateci: siamo un gruppo di ragazzini alle prese con un viaggio, il primo viaggio della nostra vita. Il primo viaggio vero della nostra vita: nessun genitore o parente, nessuna meta conosciuta. Tutto quello che sappiamo è che dobbiamo arrivare in Danimarca. Nessuna mappa stampata dalla guida Michelin, o da Virgilio Mappe, o da Google Map. Nessun navigatore satellitare dalla voce gentile. Possiamo solo acquistare, o espropriare proletariamente, delle cartine stampate, giuro che è vero, su carta!

Come diverrà tradizione, lungo queste miglia percorse ingenuamente, privi di denaro, rubammo le cartoline nella cattedrale. Sono certo, Dio non ce ne vorrà. E' sempre stato dalla parte dei poveri, lui, checchè ne dica l'uomo in bianco seduto su un trono che non gli spetta.

A Ginevra, lo ammetto, abbiamo dato il peggio di noi, o quasi. Abbiamo scaricato le acque nere in una fogna in centro, per poi girovagare per le strade con gocce ricche di streptococchi che abbandonavano la Nave come topi in balia di un uragano.

"Forza Italia!" gridò Lucio, che, permettetemi, potrebbe senza ombra di dubbio chiedere i diritti d'autore per quel che poco tempo dopo sarebbe successo nel nostro paese natio.

In realtà, ad onor del vero, le perdite non provenivano dalla fossa biologica, ma dalle condutture delle acque bianche. Questo non ci esonera, ma almeno ci giustifica quel tanto che basta per non essere giudicati troppo gravemente.

Sono le 14.29, se quel diario che ho ritrovato in un baule stanco e polveroso non mente, quando i led che segnano il livello dell'acqua diventarono rossi, di un rosso tramonto. Prima che la carenza di liquidi ci metta in crisi come accade abitualmente in Africa, decidiamo di usare il residuo per cucinare. Non sarebbe facile, in Svizzera, trovare un ristorante a buon prezzo che cucini penne al pomodoro e salame, con tonno e fagioli a far di secondo. Siamo là, lontani da casa. Cinque diciannovenni che armeggiano da disperati sui fornelli di un camper parcheggiato alla meglio lungo una strada qualunque, senza alcuna esperienza che possa rassicurarli su quel che verrà fuori, a mescolare ingredienti a caso.

Eppure, lasciate che ve lo dica, quel cibo frugale, semplice e dall'odore semplice, è quanto di più meraviglioso possa esistere. E' il profumo dell'ingenuo viaggio intrapreso senza meta, di cinque Ulisse persi in un'Odissea destinati all'incontro con Circe, o Polifemo il ciclope. Coraggiosi nella nostra ingenuità di ragazzi, in viaggio verso l'ignoto. Un ignoto di asfalto, certamente, con Sirene a cui chiedere indicazioni. Ma pur sempre ignoto, ingenuamente.

Son le 14.44 quando alla bene e meglio attacchiamo una fontana pubblica ad una cannella di gomma per riempire i serbatoi. La gente passa, ci guarda con disgusto, ma non possiamo non sorridere dell'avventura che stiamo vivendo. Non ci importa, dei giudizi. Ci importa di noi. E del fatto che useremo quell'acqua per lavare i piatti sporchi di pomodoro e salame e tonno e fagioli.

Sono quasi le sei di sera quando decidiamo di partire alla volta di Parigi. Ginevra sarà pure bella, ma è priva del fascino televisivo della capitale francese.

In questo tratto, Roby si mette alla guida, affiancato da Lollo, l'amico della birra che tanto mi è caro. E' una guida spastica, sconclusionata. Ci perdiamo e ci riperdiamo tra le vie insulse della città svizzera. Di essa mi resta il colore intenso delle luci. Mi restano le immagini di Lucio e Lollo che si vestono in ciabatte per andare sotto il getto d'acqua sul Lago. Mi resta uno di noi che attraversa la via principale, superando Ferrari, e Porsche, e donne con la scollatura che meriterebbe una censura, tutti intenti a trovar posto per entrare al Casinò, la sala giochi per adulti, armato di una bottiglia d'acqua vuota di plastica da riempire nella fontanella appena più in là. E poi i piedini del camper. Già, i piedini del camper, solo perchè in quel buio monolocale a 5 posti eravam stanchi da morire, ma non riuscivamo a dormire perchè dondolava... Le mie prime notti insonni... Le nostre prime notti insonni...

Passiamo davanti al Cern. Dovevamo venirci in gita, in quinta liceo. Non lo facemmo, e non ricordo più il perchè. Non importa. Rubbia non smise di far ricerche per la nostra assenza. Pensiero logico, quello che sale davanti ad un mondo così fantascientifico: perchè Lucio sta scrivendo il suo nome sulla cioccolata che neppure ha pagato? Perchè convivere è bello, ma è pure una questione di sopravvivenza. Non scordatevi queste parole: convivere è anche una questione di sopravvivenza.

Superiamo la frontiera. C'era ancora la frontiera, non smetterò mai di ricordarlo, che c'erano frontiere da superare, in Europa.

Sono le 18.40 quando lungo le Strade di Francia, come dirà Silvestri molti anni dopo, recuperiamo un'autostoppista francese. Era giovane, una ragazza giovane, non lo dimeticherò mai. Ho dimenticato invece se era bella o no. Rileggo questo diario, ma non vi trovo nessun indizio. Nessun indizio neppure sul perchè sia salita su un monolocale su ruote popolato da una stirpe tribale di 5 uomini quasi adulti e maschi, quando oggi la diffidenza tra uomini è Regina.

Sono le 20.45 quando si manifestano i primi problemi. Mangiamo carne in scatola e fagioli. Forse il mistero del cucinare ci ha già stancato, non saprei dire. Poco dopo, si tappa il lavandino. Siamo nei pressi di un cantiere edile, dal quale recuperiamo un pezzo di tubo che usiamo per sturarlo. Come? Vi prego, non chiedetemelo, non saprei rispondervi.

Nel viaggio verso Parigi, mentre la notte ci avvolge tra i suoi colori cupi, Andy (Orbov) si dedica alla riparazione di un finestrino che ha dei cedimenti strutturali. Questo sarà un leit motiv. L'aver della colla e del nastro adesivo è stato sicuramente elemento essenziale di sopravvivenza. Il motivo lo saprete più avanti.

Siamo in dirittura d'arrivo. Parigi non dovrebbe esser lontana.

Sono le 23.35 quando Lollo si soffia il naso nel foulard di Lucio, il quale si "scaccola" (perdonate il termine desueto) pulendosi alla sua gamba. Ne nasce un diverbio, terminato da rispettivi, e rispettosi, sputi in faccia. Cosa dire, la convivenza è un fatto territoriale, specie per individui dello stesso sesso. Nel frattempo, il mezzo, la nostra Enterprise, continua a cadere a pezzi, risistemata con colla e nastro adesivo.

...

Son le 2.30 quando usciamo dall'autostrada. Percorriamo una via di campagna che ricorda molto i racconti di Stephen King. Una sottile foschia spettrale che si ferma al livello della cabina oscura la visibilità. Nelle nostre giovani menti affiorano racconti gotici di esseri umani squartati e seppelliti alla rinfusa, o bambini urlanti fatti a pezzi e buttati in fosse comuni.

Nulla è reale, e lo sappiamo. Sono solo le 2.30 del mattino, del secondo giorno di viaggio. Siamo in una via deserta, perduta in campagne desolate, ed una strana nebbia, che a Rimini non c'è mai stata, avvolge il nostro mezzo.

Tutto sfuma quando arriviamo a Fontainebeau. Sono le 3.30 del mattino. Tiriamo giù i piedini del camper. Non vogliamo che dondoli, ora che lo sappiamo. Vogliamo solo dormire. E' tardi, domani la sveglia è puntata presto. Cinque ore di sonno.

Ma cosa sono cinque ore di sonno, se sei con i tuoi migliori amici e stai realizzando un sogno?

[Continua: l'arrivo a Parigi, la Tour Eiffel, il Pigalle, i grandi viali. La mancanza di casa. Le foto..]

buio07
Permalink | commenti (10) | commenti (10)(popup)
categoria : viaggi, diari, memorie, io


martedì, 04 marzo 2008,ore 17:12


JohnMcEnroe

Io, devo proprio dirlo, un fratello ce l'ho. E' più piccolo di me, anche se detta così non sarebbe corretta, questa affermazione, visto che è quasi un metro e novanta. E' più giovane di me... Meglio...

Lui giocava a tennis.

Sì, lo so, tantissime persone giocano a tennis. La domenica, il sabato, la sera durante la settimana. Solo che lui... GIOCAVA a tennis, nel senso che mi ha invitato a Wimbledon, agli US Open, agli Australian Open, al torneo di Roma, in Russia, Marocco, Argentina, Messico e in tanti altri posti meno probabili di questi.

Giocava a tennis, cioè era un professionista da 6 ore di allenamenti al giorno.

Nella sua gioventù di giocatore di bassa classifica mondiale ha visitato molti posti, e di questi mi ha sempre riportato racconti che starebbero bene in un libro: quella volta che in Azerbaijan si è fatto portare da un taxi attraverso 200 km di deserto in piena notte e il taxi si è spento due volte; quella volta che in pullman, mentre valicava dei monti dell'ex Yugoslavia, l'autista è sceso e ha tolto la targa, "che non si sa mai..."; quella volta che a Palermo l'aereo quasi cade; quella volta che vinse a Teheran e divenne un eroe; quella volta che Mc Enroe, negli spogliatoi, in Germania, gli fece i complimenti per come giocava ("Lui, il mio eroe, a me! Ci pensi?", mi raccontò)...

Gli anni d'oro, quando arrivò ad essere 166° al mondo. Gli anni difficili degli infortuni a ripetizione: la schiena, la spalla, la caviglia, il ginocchio... Un tennista di vetro... Fino al ritiro.

Tante storie, avrebbe da raccontare sul mondo del tennis, quel ragazzo...

Oggi, in una pausa, ha deciso di farsi un viaggio tutto spesato da ex giocatore, insieme a Canè, Camporese, Galimberti e altri. Dove? Negli Emirati Arabi, a Dubai, in un albergo a due passi dal più famoso albergo a 7 stelle...

Poi vengo io. Io ho sempre avuto un difetto: se qualcosa mi irrita, lo dico. Come lo dissi al vecchio presidente Bush, negli anni del primo attacco all'Iraq, attraverso il sito della Casa Bianca; come lo dico in questo blog, quando parlo di guerra, politica ed economia...

Ora, mentre scrivo, il fratellino starà facendo qualcosa a Dubai, e quando finirà, si collegherà ad internet e verrà a vedere se ho scritto qualche cavolata.

Il pensiero è: bro', potresti evitare di connetterti dagli emirati arabi, per favore? Che con tutto quello che scrivo, manca soltanto un contatto dai paesi musulmani perchè stasera mi ritrovi incappucciato in un furgoncino senza targa e trasferito segretamente a Guantanamo...

buio07
Permalink | commenti (13) | commenti (13)(popup)
categoria : viaggi, sport, pensieri liberi, io


mercoledì, 09 gennaio 2008,ore 18:27


Il viaggio...

Luglio 2002.


Piove. Tutto era pronto per la partenza, ma piove. Avevamo stipato il mio scooter di tutto quel che ci occorreva per un viaggio in Toscana.
Ma piove. Partire con una pioggia così in scooter, rischiando non solo di subirla nel viaggio di andata, ma pure durante la permanenza in città, sarebbe stata una follia.
Io e F. ci pensiamo un po' su, poi sganciamo il portapacchi stracolmo di abiti e lo carichiamo in auto.

Siena ci accoglie con sterminate vedute di campi in fiore di girasoli. F. ama i girasoli, ma anche se non li amasse, e se anche io non li amo più delle gardenie o delle margherite, quel panorama non potrebbe lasciarci indifferenti.

La strada si snoda tra colline dolci, senza strappi o curve improvvise, permettendo al nostro sguardo di viaggiare lontano senza rischi.

La fortuna ci aveva baciato. In quella settimana di brutto tempo sembrava quasi che il sole avesse deciso di fare un buco nelle nuvole per lasciarci godere di quei pochi giorni. In quell'anno, il mio amico German Scarone giocava a basket proprio là. Quando seppe che avremmo trascorso quel periodo a Siena, insistette perchè alloggiassimo in quella deliziosa villetta che la società gli aveva messo a disposizione, "tanto io sto a Rimini, quest'estate...".

Di luoghi belli, nei dintorni di Siena, ve ne sono veramente molti, e Siena stessa, nel periodo del Palio, assume tutti i colori delle sue contrade in guerra, le loro feste, i loro cori. Eppoi i toscani, popolo godereccio e allegro dalla parlata godereccia e allegra...

Montalcino, Montepulciano, Volterra, San Gimignano... E Monteriggioni, che ispirò Dante... non esiste borgo che non vorresti vedere, non esiste borgo che vorresti lasciare dopo esserci stato.

Di Siena rammento immagini meravigliose. L'amicizia con Scarone ci aprì molte porte inaspettate, di suoi amici e tifosi senesi che ci introdussero ai segreti del Palio, un anno intero di preparazione per pochi minuti di gara ed un altro anno intero di cori e sfottò...

Ma io non volevo raccontarvi il viaggio a Siena, quindi non lo farò.

La leggenda.

Volevo raccontarvi di Re Artù e della sua leggenda, perchè vicino a Siena c'è un luogo magico e misterioso che si lega incredibilmente con la saga dei Cavalieri della Tavola Rotonda.

Se uscite da Siena e vi dirigete a sud-est, seguendo la strada provinciale 73 bis, troverete l'indicazione per un piccolo paese. Si chiama Chiusdino. Chiedendo in giro, vi forniranno facilmente le indicazioni per arrivare all'Abbazia di San Galgano.

Perchè andare all'Abbazia di San Galgano? L'abbazia è ormai un rudere medievale, una cattedrale a cielo aperto. Bella, ma un rudere. E allora perchè andare a vedere quell'Abbazia?

abbazia

Guardando l'ingresso dall'esterno, quello che incontrerete subito dopo aver posteggiato l'auto, volgete il vostro sguardo sulla sinistra. Vedrete una collinetta, in cima alla quale sorge una piccola costruzione, una specie di cappella.

Prendete il sentiero che la raggiunge, trattenete il fiato ed entrate in silenzio...

Nel lontano 1180, un uomo, un nobile della zona, Galgano, lasciò le armi per dedicarsi alla preghiera. La leggenda vuole che conficcasse la sua spada nel terreno in segno di rinuncia alla violenza.

Trattenete il fiato ed entrate in silenzio, perchè quella spada è ancora là, conficcata in una roccia di arturiana memoria, da cui nessuno è riuscito ad estrarla, dopo ottocento e rotti anni...

spada

Il mistero... cos'è che rende il mistero tale?

Studiosi di varie università la stanno esaminando. Hanno quasi capito come ciò sia stato possibile, presto o tardi qualcuno ce lo dirà...

Ma quando ce lo diranno, il mistero non sarà più tale.

Il mistero ci attira, ci pone domande, ci stimola la fantasia. Io spero di non sapere mai cosa accadde quel giorno del 1180. Mi piace pensare che una forza magica abbia spalancato le rocce per permettere alla lama di conficcarvisi dentro, e che poi quella stessa magia abbia richiuso le rocce su di essa, perchè nessuno potesse violarla.

Quando un mistero muore, la fantasia muore. Resta solo la realtà, che però non ci attira più...

Meglio Merlino. E Morgana, naturalmente...

buio07
Permalink | commenti (9) | commenti (9)(popup)
categoria : viaggi, misteri, pensieri liberi