
Io, devo proprio dirlo, un fratello ce l'ho. E' più piccolo di me, anche se detta così non sarebbe corretta, questa affermazione, visto che è quasi un metro e novanta. E' più giovane di me... Meglio...
Lui giocava a tennis.
Sì, lo so, tantissime persone giocano a tennis. La domenica, il sabato, la sera durante la settimana. Solo che lui... GIOCAVA a tennis, nel senso che mi ha invitato a Wimbledon, agli US Open, agli Australian Open, al torneo di Roma, in Russia, Marocco, Argentina, Messico e in tanti altri posti meno probabili di questi.
Giocava a tennis, cioè era un professionista da 6 ore di allenamenti al giorno.
Nella sua gioventù di giocatore di bassa classifica mondiale ha visitato molti posti, e di questi mi ha sempre riportato racconti che starebbero bene in un libro: quella volta che in Azerbaijan si è fatto portare da un taxi attraverso 200 km di deserto in piena notte e il taxi si è spento due volte; quella volta che in pullman, mentre valicava dei monti dell'ex Yugoslavia, l'autista è sceso e ha tolto la targa, "che non si sa mai..."; quella volta che a Palermo l'aereo quasi cade; quella volta che vinse a Teheran e divenne un eroe; quella volta che Mc Enroe, negli spogliatoi, in Germania, gli fece i complimenti per come giocava ("Lui, il mio eroe, a me! Ci pensi?", mi raccontò)...
Gli anni d'oro, quando arrivò ad essere 166° al mondo. Gli anni difficili degli infortuni a ripetizione: la schiena, la spalla, la caviglia, il ginocchio... Un tennista di vetro... Fino al ritiro.
Tante storie, avrebbe da raccontare sul mondo del tennis, quel ragazzo...
Oggi, in una pausa, ha deciso di farsi un viaggio tutto spesato da ex giocatore, insieme a Canè, Camporese, Galimberti e altri. Dove? Negli Emirati Arabi, a Dubai, in un albergo a due passi dal più famoso albergo a 7 stelle...
Poi vengo io. Io ho sempre avuto un difetto: se qualcosa mi irrita, lo dico. Come lo dissi al vecchio presidente Bush, negli anni del primo attacco all'Iraq, attraverso il sito della Casa Bianca; come lo dico in questo blog, quando parlo di guerra, politica ed economia...
Ora, mentre scrivo, il fratellino starà facendo qualcosa a Dubai, e quando finirà, si collegherà ad internet e verrà a vedere se ho scritto qualche cavolata.
Il pensiero è: bro', potresti evitare di connetterti dagli emirati arabi, per favore? Che con tutto quello che scrivo, manca soltanto un contatto dai paesi musulmani perchè stasera mi ritrovi incappucciato in un furgoncino senza targa e trasferito segretamente a Guantanamo...

Un saluto glielo devo proprio. Glielo devo, a questo instancabile amico, che mi ha tenuto compagnia per quasi un decennio, senza lamentarsi mai dei continui cambiamenti che gli imponevo: più veloce, più resistente, più capiente...
Mai una parola di scontento. Beh, sì, a volte diventava blu di rabbia, ma poi facevamo pace...
Con lui ho ascoltato musica, ho guardato film, ho letto pagine e pagine di notizie, informazioni, cose curiose. Con lui ho scritto pagine e pagine di parole. A volte vuote, a volte piene. Con lui ho scritto pure un libro e ne ho iniziato un altro, solo perchè certi giorni non trovavamo nulla di interessante da leggere.
Lui c'era quando mi sono laureato, mi ha pure aiutato con la tesi. Un sacco di notti insonni a pensare. O semplicemente a giocare, per ore, lontani dal mondo, come fossimo due bambini.
Mi è stato compagno quando comunicavo con amici lontani, con volti sconosciuti. Quando mettevo i miei sentimenti in una bottiglia prima di buttarli nel mare.
Non ha retto, il suo cuore. E venerdì si è spento e mi ha lasciato, per sempre.
Ma non lo piango. Anzi, sorrido quando ripenso a lui.
Ciao, computer, e grazie di tutto. Provo ad immaginarti, in questo momento, mentre da qualche parte quella meravigliosa persona che era Enzo Biagi forse batte sui tuoi tasti qualche articolo dei suoi; o magari te la stai spassando con Niels Liedolm, che traccia le sue tattiche calcistiche con una penna elettronica su una tela di pixel, sempre che non si sia addormentato sulla sedia, come era solito fare durante le partite; oppure stai facendo leggere a Don Benzi tutto quello che ho scritto sul cattolicesimo, lui, con quel sorriso solare che non si toglieva mai dalla faccia, pronto ad infuriarsi e a perdonare per quello in cui credeva.
Più probabilmente, sarete tutti insieme, e loro staranno litigando per poterti usare, e vi immagino quando al culmine della discussione, una signora grida da dietro le spalle per riportare la calma: "Quello è il computer di Buio, e lui, che è uno calmo, ed io lo so, perchè abitava affianco a me, tutto 'sto casino non lo vorrebbe..."
Salutameli tutti, computer. Sì, anche la mia vicina di casa. Che anche lei, 'sto fine settimana, non ce l'ha fatta più e ci ha lasciati...

"Il calcio è un ottimo sport per le ragazzine toste,
ma non per i ragazzi delicati." (Oscar Wilde)
Premessa...
Mio nonno mi raccontava a volte di quando era giovane. Di quando dalle campagne si emigrava in cerca di lavoro, nel dopoguerra. Di come, quando ti trovavi all'estero, in paesi più ricchi del nostro, tutti ti trattavano con disprezzo, come fossi un animale. Mi raccontava le sue esperienze nelle miniere del Belgio, dove dovevi sudare e lavorare duro per pochi soldi.
Mi viene in mente quello che mi raccontava, di come era stata difficile la sua vita, perchè ieri sera, per non saper cosa fare, pensavo che magari vedermi la partita dell'Inter col Valencia, per il ritorno degli ottavi di coppa dei campioni, sarebbe stato uno spettacolo (non sport, lo sport è un'altra cosa...) interessante, invece mi sono trovato a vedere ragazzetti ricchi e viziati a cui un po' di miniera avrebbe fatto veramente bene.
Il calcio è bello anche perchè non necessariamente il più forte vince. E non necessariamente, se nessuno dei due vince, significa che nessuno dei due ha vinto. Il Valencia ha vinto senza vincere: ha pareggiato a Milano (2 - 2), poi ha pareggiato a Valencia (0 - 0). Ha vinto senza meritare: se l'Inter avesse segnato per ogni occasione avuta, sarebbe finita 3 a 0, ma non è successo.
Triplice fischio, tutti negli spogliatoi. I giocatori spagnoli festeggiano, qualcuno forse urla qualche sfottò, parte una sberla, un calcio, spintoni. Si creano schieramenti, mucchi selvaggi. La rissa comincia, si insegue qualcuno, volano i pugni, si inizia ad esagerare...
<<E quindi?>>
<<Quindi, visto che sono solo dei viziati, di quel che è successo in campo me ne frego...>>
<<Allora perchè tante parole su quello che è accaduto ieri sera?>>
<<Perchè io ho notato un'altra cosa. Non hai mai provato a guardare da un'altra parte, lontano dall'avvenimento principale?>>
<<Non ti seguo. Cosa dovevo notare?>>
<<Guarda questo fermo immagine...>>

<<Visto.>>
<<Cosa vedi?>>
<<Interisti e spagnoli che se le danno...>>
<<E poi?>>
<<E poi... i fotografi... i protagonisti...>>
<<E dietro? Sullo sfondo, guarda sullo sfondo...>>
<<Il pubblico che guarda...>>
<<Ora ti faccio una domanda: cosa impedisce al pubblico, in Italia, di fare invasioni di campo, o di venire a contatto coi giocatori?>>
<<Barr... barriere di plexiglas... oh, cavolo...>>
<<Già. Vedi barriere di plexiglas, in questa foto? Sai, non mi sembra che in Spagna la violenza negli Stadi sia preoccupante come in Italia. Guardando questa immagine, mi sono chiesto perchè. Se quella rissa fosse accaduta a Milano, e non ci fossero state barriere e poliziotti, probabilmente sarebbe scesa mezza curva a partecipare. O forse no. Io ho una teoria, la teoria del cane, la chiamo...>>
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TEORIA DEL CANE
Prendi un cane, di grosse dimensioni, di qualsiasi razza.
Piazzalo dietro un cancello chiuso, poi cammina davanti al cancello con tranquillità.
Quante volte il cane ti ha osservato passare senza nessuna reazione? Spesso inizia ad abbaiare, si lancia contro le sbarre, sembra ti voglia sbranare.
Prendi un cane, di grosse dimensioni, di qualsiasi razza.
Piazzalo in un parco, libero. Poi fatti una passeggiata nello stesso parco. Il cane ti ringhia contro senza motivo? Mai. Si avvicina, ti gira intorno, ti annusa e se ne va.
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<<Forse le barriere di plexiglas sono solo una scusa. Non proteggono chi sta in campo, ma chi sta sugli spalti, che così si sente al sicuro e crede di potersi permettere tutto. Ma forse sbaglio io a vederla così. In fondo è da idioti mettere sullo stesso piano un cane ed un uomo. Il cane è molto più intelligente...>>