Non ricordo se l'ho detto, la mia memoria mi frega un po' in 'sti giorni. Comunque volevo raccontarvi come è andata la presentazione de "Il Soldato Perfetto". Anzi, anche no. Ve la lascio raccontare da chi vi ha partecipato con me, visto che l'han già fatto e molto bene:
Mentre la festa UISP - Rimini 2008 si avvia al gran finale della Notte Rosa del 5 luglio, io procedo a correre dalla mattina alla notte, con una densità di impegni che da un po' non ricordavo più.
Oltre all'evento, infatti, la promozione del libro si intensifica.
Sabato 28, il Girolibro a Rimini, una presentazione itinerante in luoghi molto conosciuti della mia città, di cui potrete leggere qui.
Il primo luglio, mese del mio compleanno (lo scrivo, che sennò me ne dimentico...), intervista a RTV San Marino + intervista per un paio di riviste locali.
Come suggerito da persone più esperte di me, visto che la distribuzione deve affrontare tutte le difficoltà editoriali del caso (ma chi è questo, un esordiente, no non prendo nulla grazie, etc...), le vie con cui voi mi potete aiutare sono:
Stressare l'anima ai librai della vostra città: "Ciao, cell'hai Il Soldato Perfetto? No? Come mai? Nell'altra libreria l'avevano, ma è finito..." (sì, perchè anche la finzione aiuta la realtà)
Entrare nei siti vendita book online e lasciare un commento sul libro (anche falso, se l'avete letto e non vi è proprio piaciuto...), qui (http://www.webster.it/libri-soldato_perfetto_gaudi_iuri_neftasia-9788860380227.htm), o qui (http://www.qlibri.it/narrativa-italiana/gialli,-thriller,-horror/il-soldato-perfetto/), o qui (http://www.ibs.it/code/9788860380227/gaudi-iuri/soldato-perfetto.html)...
Me la date una mano? Dai, che non vi costa niente...
Così poi posso smettere di correre come un pazzo e posso ricominciare a scrivere nel blog...
Uff, fare lo scrittore esordiente è proprio un casino... ;P
Perdonatemi, ma mentre aspetto di riprendere a raccontare del viaggio, ne approfitto per fare un piccolo spot, magari per coloro che passano di qua casualmente. Lo metterò e lo toglierò ad ogni pausa di scrittura, per il mese di giugno.
Tutto considerato, ci tengo a 'sto libro, e dopo averlo dovuto rileggere per correggere gli ultimi errori prima della stampa, anche se cambierei/aggiungerei tante cose, non mi dispiace. E devo tener conto che dietro di me c'è un buon editore, ma non è che possa investire migliaia di euro per promuovermi...
Quindi...
Sono stato creato per essere perfetto.
Non voglio essere perfetto.
Voglio essere libero.
Trama
(così come l'han scritta sulla copertina...)
Futuro prossimo venturo. L’Europa è un’unica grande confederazione di Stati in cui uomini senza scrupoli manovrano le vite di intere popolazioni, seminando odio, guerra e distruzione. In una base segreta dispersa nelle Alpi, un gruppo di giovani soldati viene iniziato alla guerra tecnologica, alle armi più potenti e avanzate. Tra di loro c’è un uomo speciale, un soldato perfetto, invincibile e spietato. Sarà la sua recondita umanità, conservata nonostante addestramenti e condizionamenti psicologici, a portarlo alla fuga e a intraprendere la sua personale guerra contro chi l’ha fatto diventare ciò che è. Un avvincente technical thriller, una trascinante lettura, uno sguardo spietato sulle ambiguità dell’animo umano.

Era il 29 novembre 2003 quando di nuovo qualcosa nella mia vita non ha funzionato. Quella volta fu dura, particolarmente, perchè assolutamente inaspettata.
Ho sempre pensato che il 2004 fosse un anno da cancellare, e lo avrei fatto davvero se la distruzione emotiva che portavo dentro non mi avesse spinto a riprendere in mano l'ennesimo manoscritto iniziato e buttato nel cassetto.
A me piaceva scrivere, inventare storie, vite, colori e profumi. L'ho sempre fatto, sin da ragazzino. Iniziare una trama e perdermi senza concluderla.
Quell'anno, invece, spinto da una rabbia forte, un'ira incontenibile, ripresi quelle ottanta pagine e decisi di non fermarmi.
Avvenne per caso. Una sera Lorenzo del Rock ricevette da Robo alcuni racconti surreali (Robo scrive divinamente...). Mi misi a ridere, dicendo: anche io ho scritto una cosa... Lorenzo mi invitò a portargliela, avvertendomi che se era brutta, mi avrebbe detto che era brutta senza mezzi termini.
Dopo una settimana, non aveva ancora fatto un commento. Gli chiesi se l'aveva letta.
"Sì, l'ho letta..."
"Quindi?"
"Te la dico così: se fossi entrato in libreria, avessi acquistato un libro e le prime 80 pagine fossero state quelle... penserei di aver speso bene i miei soldi. Niente di straordinario, ma comunque una buona lettura..."
Mi appiccicai al computer, in fuga dai ricordi. In pochi mesi scrissi le altre trecento pagine, spinto da Flo, un'amica barista del Caravaggio, che ogni giorno mi chiedeva di portarle il seguito.
Come le avevo promesso, il 10 dicembre del 2004, il giorno del suo compleanno, le consegnai l'ultimo capitolo.
Non lo ritenevo un brutto libro. Neppure un'opera eccezionale, ma di certo non un brutto libro. Era figlio della mia rabbia, e conteneva quell'ira che in un anno avevo trasferito dai neuroni alla carta. Una storia d'amore, di libertà, di scelte e di vendetta.
Poi il Messico, la quiete ritrovata, nuove storie da scrivere. Nel 2005 decisi di spedire il manoscritto ad un'Agenzia Letteraria. Spedirlo ad un editore sarebbe stato folle, probabilmente sarebbe stato accantonato in un cassetto. L'Agenzia Letteraria ha invece il compito di scremare l'immensa produzione di libri italiana (ne arrivavano sulle scrivanie degli editori fino a 100 al giorno, impossibile leggerli tutti...). Legge i manoscritti, invia una risposta all'Autore dove spiega i punti forti, i punti deboli, le possibilità di pubblicazione, il tipo di editore, il tipo di mercato.
Ricevetti una risposta positiva. Firmai un contratto di editing prima e di agenzia dopo. Eravamo nel gennaio 2006. Ci avrebbe pensato l'Agenzia a trovare l'editore adatto.
Dopo quasi due anni, ecco la telefonata. Poco prima di Natale, Rossano mi chiama. Voglio farti passare un bel Natale, a breve firmiamo un contratto di edizione.
Sì, un bel Natale...
Eccoci lì, il 22 febbraio, in auto verso Pesaro. Andiamo da Neftasia, una casa editrice che, se raggiungerà la metà degli obiettivi che si pone, diventerà presto molto conosciuta.
Rossano e Massimiliano sono arrivati in treno da Verona. Troppa nebbia per venire in auto. Li porterò io, vestito in giacca per l'occasione (una delle rare possibilità per il completo grigio di mettersi in mostra). Niente cravatta, sono contro.
Stefania ci accoglie col sorriso. "Mi è piaciuto moltissimo il tuo libro", esordisce. "Come a tutta la nostra redazione e al comitato di lettura. Hai avuto il 100% di pareri favorevoli per la pubblicazione".
"Sei gentilissima, grazie. Perdonami se ora divento viola in viso...". Ridiamo. Rompiamo il ghiaccio.
Parliamo dei tempi e delle modalità. Giugno, oppure Natale. Queste le date possibili per l'uscita. Più probabilmente fine Giugno. Essere di Rimini, una città che nel corso dell'estate accoglie 15 milioni di persone, è un vantaggio che sarebbe un peccato perdere. Presentazioni, giornali, televisioni locali. Una visibilità importante.
Quando ripartiamo per Rimini è buio. C'è nebbia, in autostrada, ma non abbiamo fretta. Alle sette siamo arrivati. Il tempo di passare da casa, lasciare un mezzo post, e ripartiamo per festeggiare l'evento.
C'è ottimismo. "Non dimenticare che tu sei una sfida", mi dicono. "Perchè?" "Perchè sei il primo autore italiano che scrive libri di taglio anglosassone, dei thriller all'americana. Sei una sfida, perchè le case edritici, fino ad ora, hanno acquistato diritti stranieri per pubblicare un libro come il tuo. Sei il primo caso di technical thriller italiano..."
Perchè il Soldato Perfetto, titolo che sarà probabilmente cambiato, è questo. Un thriller fatto di ritmo, velocità, vendetta, colpi di scena a catena. La fuga solitaria di un uomo straordinario che desidera solo essere normale, in un futuro molto prossimo e realistico, fuga impossibile perchè è depositario di un segreto che molti vogliono. Ma non ambientato a New York o Washington. Ambientato in gran parte a Rimini, "un luna park che d'estate ha tutte le luci accese, un luna park chiuso avvolto dalla nebbia d'inverno...", come ha detto Rossano 'stanotte, prima di andare a letto.
Sono le 4 e dieci. Siamo in auto fuori dall'albergo, io, Manu, Ross e Massi. Stiamo pensando alla copertina. Vengono in mente un sacco di idee stravaganti a quell'ora. L'editore ha dato il suo ok a che la grafica venga curata da Luna Grillo. Tempi stretti, strettissimi. Serve la scheda per metterlo in catalogo. Devo darmi una mossa e avvisarla che ha solo 10 giorni per buttar giù le sue idee...
Metabolizzo la giornata, riordino il caos calmo dei miei pensieri. Buffo. Non ci avevo pensato. Il guanto di sfida da esordiente non lo lancio a Moccia o Volo. Lo lancio a Crichton, Follett, Brown. Dei mostri sacri.
Fortuna che stan dall'altra parte dell'oceano...
Venerdì 22. La riunione è stata lunga, ma è andato tuuuutto bene...
Ora io vorrei dire cosa, ma ci son due persone, qui a Rimini, arrivate apposta da Vicenza per me. A minuti, dopo aver tolto l'abito buono, tornerò a prenderli in albergo per una bella cena e i festeggiamenti del caso.
Per cui, purtroppo per ora tralascio tanti particolari. Solo... diciamo che sono entrato ufficialmente nel novero degli scrittori italiani. Esordiente, certo. Ma mica si può aver tutto dalla vita, no?
Qualcuno lo sapeva, qualcosa avevo già accennato.
Sì, Silvia, ora lo puoi scrivere senza che ti cancelli il commento...
Cosa, quando, perchè... Beh, domani dai, che adesso devo correre via di nuovo. Stasera faccio festa ;P
Era da un po' che non mi dedicavo anima, cuore e cervello al lavoro di scrittura che avevo lasciato indietro.
Ho ripreso quelle cinquanta pagine ferme sulla mia scrivania ed ho ricominciato a scrivere la storia di un uomo che ripercorre la sua vita rinchiuso a New York in una stanza buia, rapito da non si sa bene chi e per quale motivo.
E' stato bello, star qui a digitare sulla tastiera fino a notte fonda.
Onanismo letterario, fino all'orgasmo dei sensi. Ed ora che ho ritrovato l'eccitazione di inventare vite, sentimenti, rancori, mi rinchiuderò in questo bordello di pensieri a far sesso fino a non poterne più. Di nuovo.
Perchè questo è ciò che mi piace fare: scrivere.

E' da un po' che non racconto nulla della mia città, di quel che faccio, di chi sono.
Non che importi a qualcuno, certamente, ma la descrittività nello scrivere è sempre stata una mia debolezza e dovrei un po' esercitarla. Sarà che per interpretare al meglio il ritmo di una narrazione, e renderlo veloce, veloce, sempre più veloce, preferisco i tratti salienti della storia, non il soffermarsi su odori, colori, spazi.
L'azione, quella conta.
Stavo ripensando ad un libro scritto più di due anni fa, cercando di cogliere errori per migliorare quello che invece sto abbozzando goffamente oggi.
Intanto una differenza: la storia di due anni fa era dentro di me, scritta nelle ossa. Questo mi permetteva di portarmela dietro ovunque, di chiacchierare con qualcuno davanti ad una birra in un pub e all'improvviso scappare via a causa di una colica mentale, un'idea che spingeva fortissimo per uscire e finire su carta.
Cos'è un thriller? Perchè non trovo un thriller che mi precipiti veloce nella storia e mi trasporti come fossi sulle montagne russe, con ascese e cadute repentine che mi agitino lo stomaco, che dopo ogni curva ti faccia immaginare un rettilineo, mentre nasconde un'inversione a U che ti lasci a bocca aperta? Che mi faccia montare di rabbia man mano che procede, dove il protagonista è il buono, ma pure il cattivo, a volte?
L'azione... E l'eroe buono. Provo a prendere uno spunto da quel che conosco, la mia città:
la piazzetta, 17 locali in appena 100 metri di strada, piena di gente che l'attraversa ad ogni ora. Un vicolo stretto collega due piccole piazze. Non è stata sempre così. Molti anni fa era un luogo meno bello, dove sorgevano negozi che sbarravano le serrande al calar delle tenebre. Un luogo di tossici e spacciatori, dove era sconsigliato passare di sera.
Scegliamo il luogo: quel vicolo stretto stretto. Scegliamo quando: molti anni fa. O fra molti anni, quando i 17 locali spariranno per trovare nuova collocazione e quel posto tornerà ostaggio di tossici e spacciatori. Meglio, molto meglio. Lascia lo spazio per immaginare una città futura, diversa, che puoi solo tratteggiare.
Scegliamo i protagonisti. Tra i tanti volti che ogni giorno si incontrano, qualcuno a caso.
Una ragazza, è giovane. Per tornare a casa dal supermercato deve attraversare quel luogo. Lei è nuova in città, non sa che è pericoloso, frequentato da disperati sempre in cerca di denaro per una dose. Giovane, ingenua, bella, con i capelli lunghi e neri raccolti in una coda. Si porta due borse piene, una per mano, il che la rende anche vulnerabile, indifesa.
Un tossico. Alto, robusto. E' nascosto nell'ombra, in attesa di una preda da derubare.
L'azione...
In una situazione come questa non sarebbe difficile divagare sui profumi forti delle cucine etniche di immaginari ristoranti vicini. Non sarebbe difficile neppure divagare sulle ombre che si stagliano sui muri che a volte sembrano lunghe mani artigliate pronte a ghermire la fanciulla indifesa. Neppure dell'abbigliamento, dell'anello che porta al dito, dei suoi occhi scuri da cerbiatta. O dell'uomo che la osserva nascosto nel buio, dei suoi abiti sudici, del suo odore acre di sudore.
Ma qui l'azione si fermerebbe, rallenterebbe, smetterebbe di essere azione per diventare narrazione pura. Non mi va che accada. Un thriller non può rallentare così, soffermarsi su descrizioni inutili per l'azione che sta per avvenire.
Via, dunque, le descrizioni. Lasciamo di esse solo l'indispensabile. Il fisico minuto della ragazza contrapposto alla robustezza del bruto; il buio ed il silenzio di un luogo vuoto, privo di altre vite. Solo loro due, in un duello per la sopravvivenza.
...
Le sei di una sera d'inverno. Roberta era nuova in quella città, si era trasferita da pochi giorni. Non sapeva che quel budello di strada che stava percorrendo era off limits per tutti coloro che ne conoscevano l'esistenza. Un rifugio sicuro di esseri disperati, pronti a tutto pur di non arrendersi alla vita.
Quando imboccò il vicolo, subito un brivido le attraversò la schiena. Un lieve rumore di passi, sempre più rapido, le giungeva da dietro. Non fece in tempo neppure a voltarsi. Il freddo del metallo poggiato sulla pelle bianca del suo collo slanciato le diceva, senza possibilità di errore, di stare immobile.
Una voce roca, dall'accento lontano, le intimava di non gridare, mentre una mano si infilava in ogni tasca della sua giacca di pelle e dei suoi pantaloni alla ricerca di una ricchezza effimera che avrebbe regalato all'aggressore uno... forse due giorni in più di vita.
La ragazza lasciò cadere le borse a terra...
...
Fino a qui, l'azione è una sola, quella che ogni lettore si aspetterebbe. La ragazza indifesa, il robusto aggressore. L'azione successiva sarebbe scontata: si allontana, scappa, la ragazza è impaurita e ci mette un po' a riprendersi. Nella borsa, magari, il ladro troverà una chiavetta USB in cui vi sono files criptati di importanza vitale. Troppo facile. In un thriller, in questo momento, sarebbe bello interrompere la scena, ma io la manderei avanti veloce prima di tornare indietro per spiegare.
...
L'uomo allentò la presa sulla gola di Roberta e fece per allontanarsi nell'ombra, certo che il buio avrebbe coperto la sua fuga. Fu quell'attimo in cui il freddo della lama del coltello a serramanico si separò dalla giovane pelle della ragazza che gli fu fatale. Neppure il tempo di allontanarsi di un passo e già giaceva in terra, col viso che raschiava i sampietrini che lastricavano la strada ed un ginocchio che lo immobilizzava al suolo. Il cupo scricchiolio del cane di una pistola che si arma gli suggerì di non muoversi, di non fiatare...
...
Ecco qua. Che è successo? Come in un film, è stato tutto così veloce da non essersi resi conto di quel che è accaduto. Un attimo prima c'è lei impaurita, vulnerabile; un attimo dopo, lui giace in terra e lei gli punta una pistola alla testa. Eccola, l'inversione a U che amo tanto...
Ora è bene spiegare cosa è accaduto, in quell'attimo in cui i fotogrammi sono andati troppo veloci.
...
Non si era reso conto che mentre setacciava ogni angolo nascosto degli abiti della vittima, lei lo studiava. Studiava i suoi movimenti, quanto fosse alto, robusto, veloce. Studiava il momento opportuno per reagire. Era stata addestrata per questo, per la rapidità di azione in momenti di elevata criticità, e da buon soldato aveva eseguito i suoi compiti con dedizione. Quando lui perse il contatto con la gola, ne approfittò per prendere velocemente con il pollice e l'indice il palmo della mano che teneva il coltello, imponendo una leva al polso in grado di piegare anche il più forte degli uomini. Una mossa basilare di molte discipline marziali orientali.
Ma quello che colpì non fu tanto la mossa, quanto la rapidità di esecuzione...
...
Spiegato il mistero, rimangono molte domande: è lei l'eroe della storia? Perchè "soldato"? Da dove viene? Che lavoro fa? Perchè porta una pistola? Perchè è così veloce ed allenata?
La parte divertente della narrazione viene ora. Se abbiamo inserito una curva ad U, sterzando improvvisamente e rompendo la linea retta su cui viaggiava questo tratto di storia, diventa interessante inserire un ulteriore elemento, che porta con se altre domande che non cancellano le precedenti...
...
Roberta si guardò intorno. Nessuno. Tornò a concentrarsi sul suo prigioniero. Chi era, chi lo aveva mandato? Era davvero soltanto un ladruncolo disperato?
"non dovranno esserci prigionieri, siete autorizzati ad usare la forza. I danni collaterali saranno archiviati... ne va della sicurezza dell'intera organizzazione..."
Le risuonavano in testa le parole pronunciate dal coordinatore dell'operazione all'ultimo briefing: "non dovranno esserci prigionieri..."
Due tonfi sordi.
Due tonfi sordi, due proiettili calibro 9 sparati a distanza ravvicinata attraverso un silenziatore, e l'uomo allentò ogni resistenza. Il sangue iniziò a sgorgare da quei due fori sulla schiena. Era morto, non poteva più nuocerle. "Liquideranno tutto come un regolamento di conti" pensò. Raccolse le borse e si incamminò nell'oscurità a passo veloce...
...
Buona o cattiva? Quale organizzazione? E' davvero questa, l'eroina? Capace di uccidere a sangue freddo un altro uomo?
Di certo, il testo andrebbe rivisto. Corretto, colorato con qualche aggettivo, qualche parola in più, qualche pensiero in più. Andrebbe rivisto, ma potrebbe essere un discreto passaggio cruciale nella storia narrata.
No, non racconterò questa storia. In questo momento sono a New York, a non spiegare che ci fa un ricercatore privo di memoria rinchiuso in una stanza buia, legato e sanguinante, intento a ricordare gli ultimi avvenimenti della sua vita per capire il motivo della sua prigionia.
Questo è solo un esercizio per togliermi la ruggine di mesi a scrivere post con un inizio ed una fine.
Una storia non ha un inizio ed una fine, ne ha molti, come ha molti personaggi, come ha una timeline da rispettare.
Questa storia inizia e finisce in quel vicolo.
Non sapremo mai chi è Roberta, come non sapremo mai chi era l'uomo che l'ha aggredita. Quello che posso dire è che in fondo a quel vicolo, sotto la vecchia pescheria che si affaccia su Piazza Cavour, un altro uomo la stava aspettando. A differenza del primo, che era davvero solo un tossico disperato, questo era un esperto. Quando lei apparì, a passo veloce, egli non attese un secondo, non sprecò una parola, non fece nulla di hollywodiano. Semplicemente le sparò due colpi in pieno petto, si avvicinò e raccolse la sua borsetta, dentro la quale c'era una chiave USB contenente dei files criptati di importanza vitale, poi se ne andò coperto dall'ombra. Roberta, quando lui sparì, respirava ancora...