
Ci siamo.
O meglio, non ci siamo...
Sembra che il dato si attesti sui 40 del PD e 42 della PDL. Se è vero che alla Camera vi sarà un solo vincitore, al Senato si potrebbe tornare a quella situazione di pareggio sostanziale che non permetterebbe di governare.
Con chi me lo ha chiesto, questa situazione l'avevo già discussa un mese fa.
Troppo rinunciatario il leader della PDL, molto convincente quello del PD. La mia impressione è che si volesse arrivare a questo, per dar vita ad un Governo istituzionale, non politico, che avesse il compito di fare la riforma elettorale. Una riforma elettorale che decidesse il duopolio dei maggiori partiti italiani.
Ancora è presto, comunque, per discuterne. Vedremo stanotte, cosa succederà.
Di fronte a tanta bulimia politica, però, io resto per l'alternativa: un bel posto caldo ai tropici...

Arriva sempre un tempo in cui si sente il bisogno di rimettere in fila noi stessi. Accumuliamo talmente tante cose, ogni giorno, che abbiamo la necessità di chiudere la mente per un po', come quando si sogna, per riordinare le idee, i pensieri, selezionare quelli utili e scartare quelli inutili...
Da un po' non mi soffermo più su tutto questo. Stancamente mi trascino per le vie della vita, senza più chiedermi cosa vale la pena fare, quali sogni inseguire, quali profumi mi inebriano, quali colori mi eccitano, bloccato nel traffico delle informazioni che faccio sempre più fatica a decodificare.
Ho bisogno di una pausa.
Mi sento ammorbato da voci insistenti: "Vota me, che sono migliore...", "lavora, che ci sono scadenze da rispettare", "muoviti, che sei in ritardo...", "fai così, che è meglio...", "ricordati gli impegni che hai...".
Ho bisogno di una pausa.
Le voci che sento non mi danno il tempo di scegliere quali scartare. Arrivano tutte insieme, come un fiume in piena. Mi sveglio con l'ansia di dimenticare anche il più piccolo degli impegni della giornata.
In questo momento, sogno il silenzio. Silenzio di immagini e parole. Una radio spenta, che se ne stia lì ad aspettare che la riaccenda, al momento giusto, quando mi sentirò più libero di decidere quale stazione ascoltare, su quale frequenza soffermarmi.
Ho bisogno che sparisca quell'ansia.
Che torni a svegliarmi e a guardare se fuori c'è il sole, prima di ogni altra cosa.
Leggetelo o... lasciate che ve lo racconti io...
1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12
Numeri, numeri che scandiscono il passare del tempo.
Tutto è iniziato il primo di gennaio. Non dimentico che fossi con dei cari amici a Lenola, nel Lazio, a passare il capodanno, ma quel sms di auguri, appena bucata la mezzanotte, inviato a Ilaria - svanita, scomparsa, in viaggio - quel sms di auguri senza risposta avrebbe segnato i primi freddi - freddissimi! - mesi del 2007, lasciandomi in una solitudine amara, inaspettata. Così fu, e di quell'inverno ormai lontano ricordo solo questo: un sms, quell'unico sms spedito a mezzanotte e un minuto, senza risposta, preludio di un telefono che non avrebbe più squillato e di una neve fitta sui miei pensieri.
Ma non ci si può spegnere, nessuno ha il diritto di spegnermi, così ripresi in mano la mia vita, come avevo fatto altre volte, e ricominciai a correre.
La prima corsa doveva essere verso il Messico, quel magico mondo di fantasia, fermata da necessità e responsabilità che con riluttanza dovetti accettare.
La seconda corsa fu verso un altro mondo di fantasia, quello che si nasconde in ogni anfratto del mio cervello. Creare mondi, vite, eventi, è un gioco che mi porto dietro sin da bambino, ed allora eccomi lì, ancora a scrivere, a raccontare storie inventate di uomini e donne inventati. Ma non si può solo inventare, esiste anche la vita reale, che merita di essere raccontata come ogni altra. Così nacque Buio07. Buio07, perchè Buio e basta esisteva già. Per raccontare me e il modo in cui vedo il mondo, quel mondo che immagino ancora immerso in un crepuscolo medievale, nonostante ogni giorno provino a dirci che è tutto bellissimo.
Gennaio - febbraio - marzo - aprile - maggio. Dal freddo al caldo, un tepore dolce dal profumo di vita che ritorna sempre più intensa. Il rockisland che riapre, l'estate che avanza, il mare, le notti insonni. Manuela.
Manuela la conoscevo già. In realtà, io e lei avevamo iniziato un cammino a passo leggero già nell'estate del 2006. Solo che tutti noi abbiamo un passato che presto o tardi decide di farsi vivo, di interrompere le nostre sinapsi, di interferire col nostro futuro. Il passato è egoista, ci vuole tutti per se. Quelle orme sulla sabbia da quattro divennero due, e mi ritrovai a camminare da solo.
Fu allora che incontrai Ilaria. Guardavo il riflusso delle onde sulla spiaggia, in una solitaria passeggiata al tramonto, quando lei si parò davanti a me, chiedendo di farle compagnia fino all'alba.
Ma anche con lei il passato fu egoista, e decise di riprendersela.
Nel 2002 devo aver rotto uno specchio. Non uno specchio normale, uno specchio minore. Se avessi rotto uno specchio normale, avrei subìto i sette classici anni. Uno specchio minore, da cinque anni. Cinque anni in cui ho passato il capodanno immancabilmente da solo. Con gli amici, ma sentimentalmente solo. Non che non abbia avuto relazioni. Di relazioni ne ho avute molte, ma mai nessuna che avesse varcato il confine immaginario del tempo che passa, il 31 dicembre.
Giugno - luglio - agosto - settembre - ottobre - novembre - dicembre. Il tempo è passato, dove ho perduto Manuela ho trovato Ilaria, dove ho perduto Ilaria ho ritrovato Manuela. Di nuovo a camminare insieme, con un passato che forse a volte prova a tormentarci, ma che abbiamo imparato a deridere, perchè il futuro è più bello, la sfida tra la cupa realtà di fatti già successi e la fantasia su eventi ancora da costruire che riempie le nostre notti insonni è vinta in partenza.
Ed eccoci qua, felici in un abbraccio, a condividere sogni e speranze, ed ora che lo specchio minore ha perso la sua nefasta influenza, a varcare insieme la soglia temporale immaginaria tra oggi e domani.
Come spero sia per tutti voi.
Vi abbraccio con affetto.



Stasera mi gira male. Ma male male male! Ho ricevuto una brutta notizia, una pessima notizia. Per motivi superiori, il mio Messico è rimandato a tempi da definire. Non è sceso giù Dio, a dirmelo, no. Solo che qualcuno mi ha comunicato che la mia presenza qui è decisiva, nel prossimo futuro. Responsabilità, dicono. Ok, sono responsabile. Resto. Ma con beneficio di inventario. Tradotto, se non ne posso più, mollo tutto, ma proprio tutto, e vado via. Era importante, per me, andare. Era necessario. Il Messico è la mia droga, il mio cocktail di droghe:
- Il caldo, la mia marijuana;
- La gente, la mia extasy;
- Il mare cristalino, la mia eroina;
Io non necessito di droghe reali, se non queste. Mi emoziono davanti ad un quadro, una scultura, una costruzione Maya, un panorama, una foresta, uno specchio d'acqua. Avevo il mio viaggio:
Campeche, Palenque, San Cristobal, Campeche, Merida, Villadolid, Tulum, Playa del Carmen, Holbox, Cancun. Tutto pronto, e non posso andare. Dio, quanto odio questo sistema impositivo. Claro che mi gira male perchè la decisione non è in mano mia, ma qualcuno me la chiede fortemente. Mi dice che se voglio posso andare, ma...
Certo che voglio andare. E magari non tornare. Ma...
Ma devo restare, per responsabilità. "Me ne vado in settembre... Posso?" "Vediamo..."
Allora segnatelo in agenda: tra un anno di me ti lascio solo una foto, così risolviamo il problema. Dopo, se mi vuoi vedere, vieni tu a cercarmi a 11.000 km di distanza.
Cavolo, questa discussione apre un mondo nuovo di interrogativi: perchè dovrei restare? Faccio la conta. A cosa rinuncio, se parto?
...
Appunto, poco o niente.
Altri interrogativi.
Il problema di fondo sta nella capacità delle persone che ho incontrato di trovare il coraggio di essere coerenti non fino in fondo, ma proprio all'inizio. Hai qualcosa da dirmi? Dimmela, avanti. Non sono mica idiota... Mica ti pesto a sangue... Non sono un violento. Ti ascolto, punto. Ma questo fa più paura...
Persone che mi hanno detto in faccia quello che pensavano:
- Fra: "Io non ti amo più". Grandissima. L'adoro, questa ragazza. Dovevo anche sposarla, ma fa niente. Tutta la mia stima.
- M.A.: "Ma io e te, cosa stiamo insieme a fare?". Leggendaria. Le ho risposto: "Cavolo, hai ragione! Io e te non abbiamo senso". La strizzo come un agrume, quando la vedo.
Io odio quelli/e che le cose te le vogliono far capire. Non sono stupido, le cose le capisco. Ma ti aspetto. Aspetto che tu venga lì, davanti a me, a dire quello che pensi. Perchè poi ti rispondo. Ma so che non hai abbastanza fegato, per ascoltare la mia risposta.
Diciamolo pure, non sono tenero, se decidi di startene là, a distanza, ad aspettare che il tempo faccia il suo corso. Per me il tempo che passa non ha valore, in questo caso, e dopo dieci anni posso sempre permettermi di chiedere: "Perchè?".
Poi i/le peggiori sono coloro che non solo te le vogliono far capire, ma compiono gesti inenarrabili.
"Ho fatto questa cosa..."
"... perchè?..."
"non lo so..."
"ma come cazzo fai a non saperlo, chiedo io? Eri impasticcato/a?"
"Adesso lo so cosa pensi di me..."
"Cosa vuoi che pensi? Che sei un/a cretino/a, che i due neuroni che ti son rimasti nel cervello in mezzo hanno la nebbia della Val Padana. Guarda, questa è la mia strada, quella è la tua, e va in un'altra direzione. Prendi e vai. Ciuff ciuff, io sono il trenino che, in questo caso, non ripassa..."
Questi/e li/e schivo, se me ne accorgo subito, perchè sarebbe solo un perdere del tempo. Vuoti a perdere. D'altra parte, cosa dovrei dire?
"Ti capisco...."?
Ma vai, dai. Studia e ripassa a settembre, quando sei cresciuto/a e riesci a mettere in fila due pensieri coerenti. O scopri di avere un po' di coraggio. Alla larga, finchè non l'hai capita. Il concetto di "comprometterti" e "rischiare di perdere" lo trovi sul vocabolario.
Ok, ok. Oggi mi gira male. Sono un po' acido, lo ammetto. Eppure, per farmi perdere la pazienza devi proprio metterti d'impegno. Capita raramente, ma quando capita divento intrattabile. Quindi, per almeno una settimana, forse due, forse di più, sarò totalmente intrattabile! Alla larga tutti, non rispondo di me!
No, non dovevano togliermi il Mex. Tutto, ma non questo! Avevo una storia da raccontare, durante il viaggio. La ricerca di Ilaria, una delle poche cose buone che mi sono capitate da qualche anno a questa parte, mescolata alla ricerca dei miei sogni. So che l'avrei incontrata sotto una quercia, a San Cristobal; so che avrebbe ballato per me sulla spiaggia di Playa del Carmen. So che sarei partito alla sua ricerca, verso Madrid, dove qualcuno l'ha incontrata immobile per interminabili minuti, a guardare il "Guernica" di Picasso, e l'avrei inseguita fino a Granada, il luogo che ama. L'avrei cercata per sempre, se fosse stato necessario, per scavarle dentro e toglierle il dolore. So che sarei tornato qui, perchè una volta mi disse: "Sono a casa. Ma faccio fatica a definire questo luogo 'casa', perchè, da quando sei comparso nella mia vita, 'casa' è dove sei tu". Lei è Poesia. E 'casa' per me, da allora, è dove è lei.
"Se non parto, compro un Ak47 e faccio una strage", avevo detto.
Qualcuno sa dove posso comprare un Ak47?
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A chi non sa cosa vuole...
Canto del Vuoto
(Ustamamò)
Due anni fa, nel 2005, un amico mi convinse ad andare in vacanza in Messico. Se ne parla sempre, di questo luogo mistico, della sua storia, della sua gente, ma avevo l'animo talmente a terra che avrei preferito le fredde distese della steppa siberiana. In fondo, pensai, non mi farà male staccare un po' da tutto. Accettai. Quel viaggio, posso dire adesso, mi ha segnato. E' vero che quei quindici giorni li passammo tutti a Playa del Carmen, salvo qualche estemporanea uscita a Tulum, Xelha (meravigliosa) e Cancun (il Coco Bongo merita di essere visto), ma in quel tempo mi sono potuto rendere conto di come la gente affronti diversamente la vita. Non c'è fretta, in quel luogo, tutto si svolge al rallentatore, e la frenesia che mi ero portato dall'Italia è scivolata via nell'indifferenza di tutti. Nel momento in cui appoggi il piede a terra (e passi la dogana), tutti diventano "amici". Non amici perchè porti con te moneta pregiata, ma perchè è così. Mi son visto offrire da bere da perfetti sconosciuti solo perchè pochi minuti prima ci avevo scambiato una battuta. Baristi, camerieri, persone comuni: basta un cenno, una parola, nessuno si volta dall'altra parte. Si fermano, parlano, ti raccontano. Non ti chiedono nulla. Al ritorno ero letteralmente rinato.


<<Prova ad immaginare come potrebbe essere vivere qui. Apri qualcosa, quel tanto che basta per vivere bene, e ti godi la vita. Poi, vecchio, ti siedi sotto una palma e ti bevi una sorsata di Sol. E mentre ti gusti i pellicani che si tuffano nell'oceano cristallino al tramonto, un uomo della tua età, con la pelle arrossata, si ferma e ti guarda. Riconosci in lui un vecchio amico che hai perso di vista quando ti sei trasferito in Messico. Ti saluta e comicia a parlare:
- Ma guardati. E' questo ciò che hai fatto della tua vita? Avevi una laurea, eri uno in gamba, ed hai mollato tutto. Io, invece, sono rimasto in Italia. Ho lavorato duro, a volte trascurando gli affetti, ed alla fine ho costruito un impero. Oggi ho più denaro di quel che potrò mai spendere, una moglie, dei figli col futuro assicurato... Tu, invece, cosa ne hai fatto della tua vita? L'hai passata all'ombra di una palma a bere birra, guardando il culo delle donne che passano o i pellicani che si tuffano nell'oceano al tramonto, ed ora questo è tutto quello che ti resta...
Tu lo gurdi sorridendo, ci pensi un attimo e rispondi soddisfatto:
- ...Sì...>>
Chi mi raccontava questa storia poi ha avuto un magnifico maschietto ed ha aggiunto: <<Tu intanto vai avanti, io ti raggiungo tra 18 anni...>>
Se tutto va bene, tra meno di due settimane sarò in viaggio di nuovo. Parto alla ricerca di Ilaria, la ragazza che sorride. Si dice l'abbiano incontrata tra lo Yucatan ed il Chiapas, diretta a San Cristobal. Ma il resto di questa storia la racconterò direttamente da laggiù.