Passata l'abbuffata di pensieri liberi sulla buona notizia, da lunedì ho ben riposto le mie pagine, ho appoggiato i piedi a terra, ho ripreso la routine quotidiana, tra lavoro e lavoro e lavoro.
E' da un po' che non parlo di film. Eppure al cinema ci son stato e qualche nuova serie tv l'ho intercettata, sempre in inglese e coi sottotitoli.
L'ultimo lungometraggio che ho visto al supermercato della celluloide, le maestose multisala che spuntano come funghi, è stato INTO THE WILD.

Che dire...
Niente. Come fai a dire qualcosa su un film esistenziale come questo? Bello, sicuramente. Bella la fotografia, con 'sti panorami infiniti e 'sta natura invadente. Bella la sceneggiatura, che, anche se c'è un sacco di silenzio, riesce a far parlare le immagini deliziosamente. Bravi gli attori, tutti. Bella la storia. Vera, anche, la storia.
Dopo questo film, siamo usciti dal cinema con un punto interrogativo in fronte e una strana sensazione sotto la pelle che anche ora non so descrivere. Immagino che quando mi capiterà di trovarmi in mezzo ad un bosco da solo, tutto mi sarà più chiaro...
Altra storia, invece, quella delle serie tv. Lo sciopero degli sceneggiatori ha creato delle difficoltà alle case di produzione, che han dovuto sospendere le attività. Ho accettato in silenzio, felice per 'sti operai del cinema che ricevono poca gloria, nascosti dietro le quinte all'ombra di star protagoniste di storie che non gli appartengono.

Intanto, Lost è ricominciato: la quarta stagione ha debuttato il 2 febbraio. C'era stato un calo di interesse tale che si pensava di sospenderla. A me Lost piace, ha tutti quei contenuti di mistero che attirano l'attenzione, che incuriosiscono. Per ora, la garanzia è che si arriverà al 2010, con meno puntate annuali, almeno per svelare tutti i punti interrogativi che ha posto durante i suoi primi tre anni di vita. I miei naufraghi preferiti, al momento, sono alle prese con una missione di salvataggio che di salvataggio mica ha poi tanto... Il grande cambiamento, dalle serie precedenti, è che non funziona più a flashback ma a flashforward (manco so se si può dire...). Non viene più raccontato il passato dei protagonisti ma il loro futuro... strano modo di mettere insieme i tasselli, se devo essere sincero, ma intrigante. Me lo devo segnare...
Sono passato pure a trovare il dottor House. Antipatico, anzi proprio stronzo, ma bravo. Almeno passa questo, nella serie. In realtà, prima di beccare un cura e salvare il malato, il mitico House prova di tutto per farlo schiattare, il malato, visto che non azzecca una diagnosi manco a pagarlo...
Come passatempo, anche Primeval non è da buttare. Che è? Una serie inglese dove quattro tizi, esperti di dinosauri, collaborano col governo inglese per fronteggiare delle anomalie temporali che portano animali preistorici tra le strade di Londra. Sarebbe una serie giusta per un adolescente, e fin qui tutto ok visto che io sono Peter Pan. Solo che... la tigre dai denti a sciabola che si mastica mezzo parco dei divertimenti, i velociraptor che si divorano gli inservienti di un grande magazzino, il coccodrillo che si ciba di nuotatori, e così via... Certo, visto quel che succede nel mondo reale, queste sono sciocchezze, però...
Un suggerimento, se posso:
K-Ville e Life.


C'è pure il ritorno di Dirt, con la bella e cinica Courtney Cox (ma sarà il suo nome vero?), di Grey's Anatomy, CSI, Criminal Minds e così via...
Naturalmente, non manca quel piccolo gioiello di Prison Break, giunto ormai alla fine della terza serie.
A ognuno la sua.
Io, in attesa del Rockisland, il 19 marzo, scelgo queste. Aspettando che l'inverno si suicidi in fretta, che ormai il suo tempo è scaduto...
<<E' l'ultima volta che salgo su un palco. Il teatro fatto così, per qualche amico che a fine spettacolo ti applaude anche se non dovrebbe, non ha senso. Gli amici, quelli veri, ti applaudono già fuori dal palco. Per quello che sei, non per quello che fingi di essere...>>
Così avevo motivato il mio addio al teatro, nel 2006. Era il '91 quando mi iscrissi per la prima volta a un corso di recitazione. Volevo fare "cinema", illuso da luci colorate che poi tanto colorate non sono. E dopo tre anni di corsi, una presenza in radio alla Rai, come voce di uno sceneggiato audio, e decine di presenze in film come comparsa, mi ritrovai un giorno del '94 a calcare un palco teatrale. Ed è qui che inizia questa storia, la storia d'amore tra Buio e Sipario...
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<<Ciao, tu sei quello che ha mandato Natasha? Bene. Allora, questo è il copione di Enrico IV, tu sei Landolfo. Sali, che ti spiego e iniziamo...>>
La folta barba bianca di Enrico, solo omonimo del protagonista pirandelliano, incorniciava un sorriso sincero. Lui, e solo lui, fu il primo impatto con il mondo del teatro. Un impatto caldo ed appassionato, un imprinting che mi avrebbe segnato nel tempo, impedendomi di mollare un'arte spesso povera e sottovalutata, che attira spettatori solo se "c'è uno famoso". Poco importa se è bravo, preparato, capace. L'icona vince sulla narrazione, l'apparire sull'essere. Un po' come nella vita, in fondo...
Quell'anno scoprii che dopo tutto, a me, di diventare una stella del cinema, importava poco. Avevo molto da imparare, e non solo di recitazione vera, di dizione, di immedesimazione.
Il teatro non consente sbagli. In un film, se sbagli, rifai la scena, ma in teatro, se sbagli devi avere calma e pelo sullo stomaco per non farti prendere dal panico, che è la via più semplice per giustificare l'errore e quelli successivi. Li, se sbagli, devi contare fino a dieci e mettere a posto le cose. Devi fidarti dei tuoi compagni, i migliori amici che tu possa avere in quelle due ore di spettacolo. Solo così, ne esci: calma, pelo sullo stomaco e fiducia.
Il teatro non consente stanchezza. Hai un pubblico davanti, e quel pubblico non ha un telecomando. Tu e loro, in un orgia emozionale, e sei tu che dirigi quell'orgia. Non puoi permetterti di non avere l'erezione.
Il teatro non consente timidezza e insicurezza. Devi trasmettere emozioni, e lo puoi fare solo con la voce e con i movimenti. Se ti trattieni, se non scavi dentro di te per sentirla, quell'emozione che devi trasmettere, tutto suonerà falso. Bene che ti vada, regalerai qualcosa alle prime due file, che ti vedono bene. Ma gli altri, quelli seduti laggiù in fondo?
Il teatro non consente egoismo. Hai un pubblico, a loro regali tutto te stesso. Hai dei coprotagonisti, non puoi farli sentire degli esclusi. La scena è una melodia d'insieme, nessuno deve stonare. Se tu stoni, perchè pensi che sia un assolo, rovini tutto.
Il teatro vuole amor proprio. Sei su un palco, davanti a persone che hanno aspettative. Non le puoi tradire perchè non hai carattere.
E' facile capire che presto o tardi, tutte queste cose si spostano dal palco alla vita vera. E questo è accaduto a me, andando su e giù per il palco. Ho imparato molto più di quel che ho dato...
In questi mesi d'autunno, mi sono ritrovato seduto in teatro, qualche volta. La febbre del sabato sera, Lascio alle mie donne, Lei dunque capirà, eppoi Davide Enia, sabato e domenica, con "Antoniuccio si masturba" e "Piccoli gesti inutili che salvano la vita".
Io, Enia, l'ho conosciuto per caso nel 2006. Amici comuni. Ora ogni volta che passa di qua ci si vede e si beve una birra insieme. No, lui il Negroni. Per lui, alcune delle cose che ho detto non valgono. E' un narratore, tra i migliori. Sta da solo sul palco, e racconta storie che portano a ridere e a piangere. Forse anche le chiacchiere fatte con lui, sulla passione che ci mette, su quanto creda nei suoi lavori, hanno riacceso in me questa voglia sopita, amplificandola al punto di desiderare ardentemente di scrivere anche un copione o una narrazione, e di dedicarmi alla regia, oltre che alla recitazione.
Un pensiero mi sfiora, immagini lontane prendono vita...
Eccole che le sento tornare, le sette vocali, a e è i o ò u, che infarciscono il nostro parlare e lo rendono tanto diverso da città a città, perché se dico pésca, intendo il pescare, se dico pèsca, intendo il frutto. (L'ho imparata, alla fine, 'sta cosa che non mi entrava in testa...).
Ecco che sento tornare il ritmo dei dialoghi, lenti e soavi in amore, concitati nelle liti, tremanti nelle paure.
Ecco quel morso nello stomaco, quando cala il silenzio e lentamente il sipario si apre.
Ecco quel brivido per un applauso conquistato.
Ecco il tempo in cui si montano e si smontano le scene.
Ecco il momento in cui si ride di quell'errore o di quella battuta, tutti insieme, davanti ad una pizza. Dopo.
E allora, adesso mi chiedo, perchè rinunciare ad un amore così vero? Buio e Sipario si sono conosciuti, compresi, accettati ed infine amati. Ed hanno ancora voglia di stare insieme...

Presto o tardi, nelle cose che uno fa, arriva sempre il momento di ritirarsi. Lo dico per esperienza, sapete? Ne ho conosciute di persone che ad un certo punto della loro storia avrebbero dovuto tirarsi indietro, perchè mica puoi continuare in eterno ai massimi livelli, no?
Inizi una cosa qualsiasi, dimostri di essere bravo, raggiungi la vetta, poi... basta. Stop. Fine. Devi renderti conto quando è il momento di smettere, altrimenti le cose buone che hai creato rischiano di essere sovrastate dalle inutilità di quel che ne è seguito...
Eh? Come? Nonononono, non stavo parlando di me. Ancora ho un sacco di cose da dimostrare, non sono arrivato da nessuna parte, non ho toccato alcun vertice di carriera. In fondo, sono ancora abbastanza giovane, di tempo ne ho. "Spero per te..." direbbe il mio amico Robo.
Parlavo di... ma andiamo con calma, dall'inizio.
Domenica sera, io e Manu, dopo un pomeriggio alla Fiera di San Martino, in quel posto meraviglioso a uno sputo da casa mia che è Santarcangelo, un bomboniera di paese, abbiamo pensato bene di rifugiarci in uno di quei luoghi asettici che comunemente si definiscono Multisala. Una sorta di seconda casa, un centro commerciale della settima arte, un self service della celluloide. L'idea era: vediamo qualcosa di orrorifico, che stimoli i nostri incubi, qualcosa di memorabile.
Dopo un'accurata selezione tra le varie schifezze proposte, la scelta è caduta sull'unica cosa che si portava appresso un nome decente: Dario Argento.
Ora, il nome del regista ed il nome dell'attrice protagonista, sua figlia, dovrebbero essere una garanzia, direbbe chiunque.
Ma voi l'avete visto "La terza madre"? E vi è piaciuto? No, sapete, perchè quel che sto per dire magari potrebbe ferire i sentimenti di qualcuno.
Io, i film di Dario Argento me li ricordo. L'uccello dalle piume di cristallo, il gatto a nove code, Profondo rosso, Suspiria, Phenomena... Ti lasciavano con l'ansia per una settimana, mica scherzi. Ad ogni rumore, di notte, accendevi la luce terrorizzato. Mi aspettavo più o meno la stessa cosa anche questa volta, invece...
Oh, io non sono un critico, quindi quello che dico va preso per quello che è...
In primis, l'unica parte horror che mi ha fatto venire in mente è cosa farei allo sceneggiatore se lo prendessi: un coacervo di dialoghi abominevoli, di deviazioni prese senza spiegare nulla, prive di ogni conclusione, di un senso logico. Neanche dire che lascia alla fantasia del pubblico. Il pubblico, certi passaggi, è costretto a rimuoverli, privi di contenuti come sono...
Poi, la recitazione: gli unici due attori decenti, Philippe Leroy e Udo Kier, muoiono dopo cinque minuti dalla loro apparizione. Gli unici due, dico, perchè, perdonami Asia, non ho visto un interprete che si possa definire attore, tra gli altri. Una recitazione recitata è il peggio che ci si possa aspettare, in un film. Io, nei miei anni di teatro amatoriale, ricordo di aver visto performances migliori...
Ma li hanno pagati? Spero di no, ve'.
Infine, la scenografia e i costumi. Per le scene horror, meglio definirle inutilmente splatter, B movie, la spesa più grossa è stata nel sangue finto e nei pupazzi simil-umani. Non ce n'è stata una credibile, neanche lontanamente. Le streghe? Madonna ai tempi di Like a Virgin, con un look dark anni ottanta da discoteca. Quando da ragazzino andavo all'Altro Mondo di Rimini, vedevo donne vestite uguali...
Per concludere, i dialoghi doppiati. Un film italiano doppiato in italiano mi lascia sempre perplesso...
Presto o tardi, nelle cose che uno fa, arriva sempre il momento di ritirarsi. O magari di provare a far di meglio. Perchè io, caro Dario, mica ci credo che non puoi far meglio di così... Un'ispirazione? Prova a guardare il filmato del mio precedente post. Allora sì che riusciresti a farmi tornare i brividi come una volta...
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Io le adoro, le serie Tv. Mica tutte, solo alcune, e rigorosamente in lingua originale, che ho scoperto essere moooolto meglio di quelle doppiate. Prendiamo ad esempio una delle mie preferite, Lost. Con i sottotitoli, perchè l'inglese un po' lo capisco, ma non così bene. Volete mettere la voce di Sawyer, il cattivo dei dispersi? Sembra trascini la lingua sull'asfalto. Uno slang del sud, ma così del sud degli States che ti sembra di esserci stato, nel sud degli States. Eppoi ho un grosso vantaggio, a vederle in originale: io sono già a metà della terza serie, dove succede che sto scherzando, naturalmente. Ma cosa vi pensavate! Paura che riveli qualcosa di importante, eh? Ma anche curiosi, confessate!
L'altra sera, a carnevale, passano quattro ragazzi bardati come palombari. Lorenzo mi chiede: "e questi chi sono?". Ma come? Non lo sai? I Ris, la CSI italiana! Già, CSI! Ma qualcuno deve spiegarmi una cosa: prendete una delle serie CSI che volete, Las Vegas, Miami, New York. Questi si presentano sulla scena del crimine in giacca e cravatta, belle scarpe di cuoio, pantaloni con la piega, e mentre zompettano tra sangue e brandelli di cervello si infilano i guanti sterili, sbirciano a destra e a sinistra e due secondi dopo hanno trovato una fibra delle dimensioni di un nanometro, che fortunatamente è particolare e viene prodotta solo da un'azienda, che nella città (scegliete voi quale) è commerciata solo da un negozio, dove un tizio, il giorno dell'omicidio, l'ha acquistata con la carta di credito! (scemo, aggiungo io!) Capisco che l'episodio duri solo 40 minuti, però dai... Ma torniamo all'abbigliamento. Pensate un attimo a come si vestono. Li avete visualizzati? Bene, ora pensate ai Ris di Parma... Una tuta sterile bianca li avvolge come la pellicola che avvolge i petti di pollo al supermercato. La mascherina è d'obbligo, metti ci scappi lo starnuto e inquini la scena con Dna estraneo! E le scarpe? Nononono. Babucce di plastica, come dei mini sacchi dell'immondizia. Ora, mi chiedo: o in Italia siamo criminal-ipocondriaci, o loro sono dei fenomeni. Mai uno starnuto, mai una grattatina, un capello cadente, un piede poggiato nel posto sbagliato. Risolvono tutti i casi, eppure... eh, si, c'è un eppure: i federali tengono sotto controllo il laboratorio, perchè pensano faccia degli errori. Ma come, 120% di casi risolti e tu mi dici che commettono errori? Mandateli da noi, i federali. Altroché gli ispettori del Ministero!
Ma io di CSI adoro i computer ed i software che usano. Io li voglio! Ditemi dove li posso trovare, li voglio. In una puntata mettevano a confronto il DNA trovato sulla scena con quello di cinque persone. Sembrava una partita di Black Jack: cinque foto rovesciate sul desktop, si scopre la prima... Match not found, si scopre la seconda... Match not Found, si scopre la terza... alla quarta pensavo che il tecnico chiedesse "Chiami o stai?". Naturalmente era la quinta foto...
Di bello c'è anche che, guardando gli originali, scopri serie che usciranno in Italia solo tra un anno. Ad esempio Dirt: protagonisti sono un caporedattore, donna odiosa, un paparazzo schizofrenico geniale, le star di Holliwood. Le star di Holliwood ne escono proprio male male, ma chi colpisce è il caporedattore: vi ricordate la ragazzina che nel video del Boss Bruce Springsteen, Dancing in the dark, alla fine sale sul palco tutta emozionata e balla con lui? Che altri non è che una del trio femminile di Friends, la dolcissima Courtney Cox. Beh, se l'avete amata in Friends, in Dirt vi verrà voglia di tirarle qualcosa. Ma proprio stronza. No, stronza è riduttivo per definire il suo personaggio. Comunque, mi è arrivata una brutta notizia in questi giorni: Lost chiude. Sì, cari lostofili. Chiude. Perchè dopo averlo interrotto tra natale e febbraio, alla ripresa ha avuto un calo di ascolti, quindi finiscono la terza serie e fanno altri sette - otto episodi per spiegare tutti i misteri dell'isola. Il mercato dei film Tv fa proprio schifo, vero? E allora io eleggo il mio personaggio serial - Tv preferito. Alla faccia degli Academy Awards: this year, for the Blog of Dark, the winner is... Don Konkey.
Chi è? Scopritelo, no? Ma vi devo dire tutto io?