
Iniziamo la giornata alle 9 circa. Quel che vediamo aprendo le tapparelle è un leit motiv del nostro viaggio: la piazzola dell’autogrill che ci ha ospitato per la notte. Facciamo colazione sotto un cielo plumbeo, circondati dalla foschia. Lucio non lo dice, ma mica si è ripreso dalla caduta della notte prima dal suo loculo, rinominato dalla truppa “la tana della scimmia”. Lo capiamo dal fatto che rovescia tutto il caffè nell’area di sosta. Imperdonabile, quello spreco.
Alle 10.08 siamo a Lille. Sto guidando io, mentre ci troviamo ad un incrocio con una segnaletica mai vista prima: un semaforo col suo rosso, il giallo, il verde e poi un altro verde, con uno strano disegno. Comprendo quando è troppo tardi: sto attraversando i binari del tram, nel momento in cui il tram ha il verde, ma soprattutto nel momento in cui il tram è a pochi metri dall’Enterprise. Siamo giovani, meno male. I riflessi sono buoni, così con una buona accelerata coperta da un urlo usciamo dalla zona pericolo.
Sono le 11.00 quando superiamo la frontiera belga. Il franco belga valeva, alla data di cui sto scrivendo, ben 36 lire. Sono stato deposto dal mio ruolo di pilota – lo si vede dal fatto che la calligrafia sul documento di viaggio, in questo momento, è la mia – a favore di Lucio. Avremmo dovuto ripensare a quel che era accaduto e renderci conto che probabilmente non era in grado di guidare: la caduta, il caffè...
Lo lasciammo fare, ignari di quel che sarebbe successo in seguito. Sono le 13.00 quando il nostro Mr Spork azzarda una manovra scaraventando un motociclista in mezzo alla carreggiata. In questi casi, essendo ospiti in un paese straniero, la cosa più logica da fare sarebbe chiedere scusa. All’occhiataccia del malcapitato, invece, Lucio diede sfoggio di tutta la sua diplomazia, chiedendogli gentilmente: “Cazzo vòi?!” (Traduzione Vulcaniano/Italiano: “In cosa posso esserle utile?”)
Il povero conducente del mezzo a due ruote, dopo aver letto la targa dell’astronave, decide di battere in ritirata. In realtà non credo sia fuggito a causa della targa. Penso vi siano delle concause di cui tenere conto, tipo l’abbigliamento del nostro Spork, che di certo non lo ha favorito nello scambio culturale...

Finalmente decidiamo di fermarci a mangiare. Per una volta, scegliamo una vista più amena che ci accompagni durante le libagioni. È lì che ci ammicca, quel magnifico luogo, mentre io rimesto nel sugo sotto le sapienti direttive di Andy. Certamente, avremmo potuto cercare un parco dove fermarci. O un monumento, un panorama, qualsiasi cosa per rifarci delle tante volte che abbiamo mangiato per strade sporche di periferia. Ma visto che eravamo a Bruxelles, in Belgio, uno dei pochi paesi europei ancora monarchici, perché non dall’altro lato della strada rispetto all’ingresso del Palazzo Reale...

Quando gli spaghetti sono cotti, Andy lancia una proposta provocatoria: “Andiamo a scolare la pasta sotto la stanza del Re?”
Passano davvero pochi minuti a che un poliziotto bussi alla nostra porta in vetroresina, invitandoci a spostarci. Gli facciamo cenno di aver capito, poi uno di noi, quello che parla francese, gli spiega che “finiamo di pranzare, poi andiamo, eh?”
Ora, noi a Bruxelles c’eravamo passati solo per vedere questo:

Seppur delusi dalla pessima manutenzione di questo simbolo conosciuto in tutto il mondo (sembrava una discarica...), pensiamo di rifarci visitando la capitale belga. Eravamo certi di trovare qualche punto di interesse, portandoci nel centro città. Le solite cose: palazzi storici, statue, musei, fontane... Ci pensò un’emigrante italiana a spegnere i nostri entusiasmi, raccontandoci di che luogo triste fosse quella metropoli. In effetti, non ci piacque...
Dovevamo restare fino al giorno dopo, prima di riprendere verso nord, ma ci vollero appena 4 ore e 23 minuti per decidere di ripartire. In quelle quattro ore facemmo tutto l’indispensabile: prendemmo la metropolitana senza pagare, prelevammo cartoline ricordo senza pagare, Lucio incrementò la propria collezione di stemmini di stoffa. Senza pagare.
Mentre Mr Spork gongola al pensiero che il sottocamper è pieno, alle 19.35 lasciamo la città senza grossi rimpianti, verso un’ignota destinazione notturna. Ci imbattiamo casualmente in un luogo che da tutti è conosciuto come la Caporetto di Napoleone, la caduta di un impero, cioè Waterloo.
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Adesso, proprio da tutti no. C’e stato quel manager Telecom che qualche settimana fa la descrisse come il capolavoro strategico di Napoleone. Forse, nel corso di formazione che stava tenendo per i dirigenti, l’intento era quello di motivarli richiamando un grande successo di un leader storico, ma a me viene un solo pensiero: sarà per questo che Telecom ha tutti ‘sti problemi...?
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“Paura e delirio a Waterloo”

Lollo guida a modo suo, gridandoci schizofrenicamente: “alla vostra destra, un parco; alla vostra sinistra, una statua; davanti a voi, un palazzo...”.
Dopo 13 minuti di delirio stradale, ha già bruciato altri due rossi.
4 minuti dopo, un altro.
Vede una bella ragazza e le fa un cenno, a cui lei, ingenuamente, risponde salutando.
Lollo, con gli ormoni in subbuglio, rallenta, si ferma e l’aspetta.
Lei, spaventata, sale su una moto che riparte veloce. Ma appena supera l’Enterprise, il nostro mentalmente - e momentaneamente - insano pilota si lancia in un inseguimento senza tregua, bruciando un altro rosso e suonando il clacson come se avesse un moribondo a bordo.
L’inseguimento termina quando, pochi minuti dopo, nota due belle autostoppiste dall’altro lato della strada. In mezzo ad un incrocio, inverte improvvisamente a U, mentre Lucio, affacciato al finestrino, si sbraccia e sorride in fase di avvicinamento fuori dal finestrino. Una volta affiancate, il nostro addetto al cesso otturato chiede cortesemente dove vogliono andare, e loro indicano la direzione opposta.
Ma c'era da aspettarsi una risposta diversa?
Sarebbe sufficiente per chiunque, questo poco velato diniego, ma Lollo le invita a salire lo stesso, senza preoccuparsi dei nostri risparmi che nel frattempo si disperdono in gasolio bruciato. Al loro rifiuto, il nostro pilota se la prende con l’abbigliamento del copilota, reo, a suo modo di vedere, di averle intimorite a causa del look. Gli strappa di testa il berrettino del Bandiera Gialla e lo butta dal finestrino, per poi ripartire di scatto.
Ripensandoci, non so di chi dei due fu la causa, ma il look c’entrava eccome...

Ci volle del tempo affinché Lucio si riprendesse completamente dallo shock. Il suo risveglio avvenne quando, arrivati a Malines, trovammo un posto per eliminare le acque nere e ci ritrovammo con lo scarico intoppato...
Del Belgio, insomma, non restò molto nella nostra memoria. Tranne quella sera, a Malines. Sì, perché quella sera decidemmo di chiuderci in un piccolo pub per gustare le rinomate birre di quel paese, e ne uscimmo veramente... alterati.
Che posso dire? Cinque birre, allora, ci facevano 'st'effetto...
[Continua: le birre, il pub, la notte insonne di cinque ragazzi con lo stomaco in subbuglio. L’Olanda, direzione Amsterdam]



(mentre io trascrivo questo resoconto, trovato in un baule di quercia nei sotterranei di una torre d'avorio, Roby The Brain ha costruito un album fotografico per festeggiare il ventennale con i ragazzi che vi parteciparono, a quel viaggio. Aggiungerò l'indirizzo, ma per ora lo userò per trasformare questa narrazione in una sorta di Wiki-qualcosa)

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, giusto: siamo rimasti alle 21.41, quando scatta una "rissa" territoriale all'interno dell'Enterprise. La "rissa" non ebbe conseguenze gravi, anche perchè in realtà non si tratto di una rissa vera e propria. Solo che...
Vi ricordate che durante il pomeriggio parigino Roby incocciò in un'auto facendo retromarcia? E che l'auto non si fece nulla? Ecco, l'auto non si fece nulla, ma la collisione con quel piccolo asteroide su ruote, aggiunto alle vibrazioni dovute ad un salto iperluce (130 kmh) in autostrada, qualche danno collaterale lo provocò.
Sono le 23.58 quando ci fermiamo in una piazzola di sosta a nord di Parigi. L'intenzione è di mangiare con calma e di controllare i cedimenti strutturali della nostra Enterprise. Così, nelle parole dell'equipaggio, si descrive quella notte:
"Ora abbiamo un paraurti nuovo in nastro adesivo, la panca in fondo riaggiustata a colla e facendo nuovi buchi per viti. Dobbiamo ancora lavare i piatti, siamo in una stazione in autostrada, abbiamo fatto la doccia per camionisti, Andy si è perso nei bagni, non abbiamo mangiato, il cacciavite s'è rotto, non ci resta che piangere..."
Si sente il dramma di questi cinque giovani uomini, in questa registrazione ingiallita, ma la disperazione non l'ebbe mai vinta sull'ottimismo di una crew disposta a tutto pur di arrivare in Danimarca.
E' l'8 settembre...

Lucio che ripara...
Reperto 3: un pezzo di camper Lollo che cerca di riparare la panca in fondo con colla e cacciavite...


La doccia per camionisti non è un luogo ameno. Certo, direte voi, è meglio del bagno 1x1 dell'Enterprise, in cui ogni piccola oscillazione provoca il rischio di una frattura. Ma nel bagno dell'Enterprise mica li incontri, certi camionisti inquietanti con i baffoni e la pancia da birra, alti uno e novanta per centotrenta chili.
Fatto sta che Andy si era portato le chiavi nella doccia e lì le ha smarrite. Provate ad immaginare la scena: 5 sbarbati chinati in terra a scrutare dovunque ed un camionista che vuol fare la doccia in pace prima di andare a nanna e dopo aver percorso 5.000 anni luce di autostrade.
E' mezzanotte. Aspettiamo. Mica avrà le branchie, no?
A mezzanotte e trenta, finalmente, le chiavi tornano...
In quella mezz'ora, sicuramente abbiamo filosofeggiato di qualcosa. Eravamo specialisti, in questo. Di notte, certe notti, andavamo a berci una birretta (sì, già allora...) al Bouillabaisse, un pub a Miramare di Rimini. Ricordo che la notte prima degli esami di maturità non è che fossimo preoccupatissimi. Fu così che ci presentammo, quella domenica sera, armati di libri e poca voglia di leggerli, al nostro amato locale e ci perdemmo in racconti e chiacchiere senza capo nè coda. Il giorno dopo ci presentammo a scuola... ma vabbè, questa è un'altra storia...
Quando ormai la sfuortuna sembra averci abbandonati, bastano 5 minuti per renderci conto che non è così. Lucio rovescia i piatti sporchi nel camper appena pulito. E' qui che mettiamo mano alla cannella dell'acqua e ricominciamo daccapo...

Lollo, io e Andy, lavando i piatti in autostrada...
Non so se questa fu l'ultima goccia. So che però decidemmo di partire in fretta e furia per Le Havre, senza guardarci indietro. E' ormai l'1.26 del mattino quando usciamo finalmente dall'autostrada. Ci stupiamo del congegno presente al casello: una specie di retino in cui far centro con gli spiccioli. Certamente, qualche domanda sorgeva: e se uno non ha gli spicci? E se volessimo il resto?
Gli spicci li avevamo. Giusti giusti. Non è che potessimo permetterci tanto di lasciar in giro denaro in più. Anche se succederà, almeno una volta...
Non so cosa accedde tra quel momento e le 2.40. A questo punto, però, era ora di dormire.
Avevo già accennato ai litigi tra Lucio e Lollo, vero? Sì, avevo già detto. Mica per nulla, è che sennò non riuscirei a farvi capire il perchè Lucio, completamente nudo come mamma l'ha fatto, stia correndo nel buio dell'autogrill in cui abbiamo parcheggiato, inseguito da un Lorenzo urlante armato di bastone: "te lo metto nel c...".
Non è una bella immagine, prima di andare a dormire...
E meno male che avevamo il nastro adesivo...
[continua: arriviamo a Etretat; un tossico cerca di scassinarci l'Enterprise...]
Uno dei componenti dell'Enterprise ha comunicato in un forum che era in atto una storia, una storia di viaggio.
Grazie, amici della Gilda, del mondo di Warcraft, per aver illuminato con la vostra presenza questo luogo oscuro.
Spero vi sia piaciuto finora. Perchè mancano ancora ben 15 giorni da raccontare:
il ladro della Normandia;
il tossico di Amsterdam;
le sigarette di Amburgo;
l'ectoplasma sul traghetto per Copenhagen;
...
Prima che riprenda a scrivere, e prima che mi tuffi a 4 di spade nel letto, vista l'ora, una cosa la vorrei chiedere:
ma che ci han scritto di 'sto blog nel forum di italianelite.it, the world of warcraft (gioco che ho amato profondamente...), che mi son ritrovato mille mila visite provenienti dal topic n. 3810?
Dai, uno che me lo dica, che son curioso come una scimmia...
Parigi, Parigi, Parigi... Come si fa a visitare una città così grande in così poco tempo? E' necessario scegliere con cura i posti dove andare. E noi lo facemmo...
Torniamo a dove eravamo rimasti. Sono le 21.21 quando siamo di nuovo all'Enterprise, a pezzi per la lunga camminata per la Città. Ci aspetta, a proposito di luoghi da scegliere, il Pigalle, famosissimo quartiere a luci rosse della capitale francese.
La lunga passeggiata ci ha lasciati stanchi, esausti, ma abbiamo ancora energie per vivere la notte. Prima, però, dobbiamo risolvere un... piccolo problema.
Il bagno del camper è un luogo angusto, piccolo, scomodo. Non avremmo molti problemi, se non fosse che a volte si... intoppa. Questo accadde quella sera. Certamente, non potevamo andarcene così, senza far nulla, e allora Lucio, il più intraprendente, si offrì per risolvere la difficile situazione.
Ora, potrei discorrere per ore raccontando come fece, ma forse un'immagine val più di mille parole...

Passiamo oltre...
Facciamo una cena frugale, a base di hamburger. Una nota a margine specifica che non è che fossero proprio un granché buoni, ma la fame resta pur sempre un condimento ottimo per ogni pietanza.
Ci siamo, finalmente potremo muoverci verso la nostra meta. Non ricordo se quella sera usammo la metro o il camper. Ricordo però un particolare non citato nel racconto di viaggio.
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Ci avevano avvisati che la sera, andare in metropolitana a Parigi, non è proprio sicurissimo. Ci avevano avvisati che dovevamo essere prudenti.
Ma voi, a 5 diciannovenni, come fate a spiegare che cosa vuol dire "pericoloso"?
Ed eccoci là, in Metro, vestiti come i Guerrieri della Notte, brutti che non ci si guardava. Perchè noi pensavamo che, vestendoci brutti, ci avrebbero lasciati stare...

Ed eccoci là, dentro quei tunnel da film, inguardabili, usciti da un B-movie anni '70, a muoverci guardinghi tra... una folla di gente normale. Non dimenticherò mai quella coppia che parla allegramente, zittitasi improvvisamente alla nostra comparsa, che ci segue con lo sguardo preoccupato (o divertito?) mentre li superiamo innocui...
Non pagammo il biglietto, questo sì.
Almeno recitammo la parte fino in fondo.
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Pigalle, dicevo. Non so se ci andammo in metropolitana o in camper, ma da quel che trovo a pagina 25 del diario, immagino sia la seconda...

Vado a memoria, perchè questa parte è omessa nello scritto. Là sembra un mercato delle vacche. Ad ogni passo c'è uno strip club, ad ogni strip club c'è un francese che cerca di convincerti ad entrare. Quella sera non sembra essere una sera di punta, per quel posto. Farebbero di tutto per convincerci ad entrare, ma noi vogliamo resistere, evitare di farci fregare dal primo che capita.
Uno dei tanti buttadentro ci si para davanti infilando una serie di parole in idioma a noi sconosciuto. Beh, Andy un po' lo conosce il francese, ma ve ne parlo poi...
Comunque, quando gli rispondiamo che non capiamo, ci guarda e dice: "italiani?" "Sì" "Ah, di dove?" "Di Rimini" "Di Rimini? Davvero?! Davide! Davide, vieni qui, ci sono dei ragazzi di Rimini!"
Davide arriva. Non ricordo come fosse, che aspetto avesse, ma ricordo perfettamente quel che seguì.
"Davvero siete di Rimini? Ma dai, io sono di Miramare (frazione di Rimini, ndt)"
Da qui, una serie di reminescenze della sua infanzia, della città etc..., per poi arrivare allo sconto e, pochi secondi dopo, a noi seduti dentro 'sto posto piccolo, scuro, con sto palchetto piccolo dove un uomo col cappello da cowboy sparava con una pistola giocattolo facendo non-ricordo-cosa.
Ci guardiamo intorno. Siamo soli. Cerchiamo di scivolare sotto il tavolo, ci vergogniamo come marmotte. Siamo soli in uno strip club e sul palco si sta esibendo un uomo...
Finalmente se ne va e noi possiamo risalire. Eccola là, quella bella e longilinea francese brunetta dai capelli lunghi. La fissiamo, e lei fissa noi (vi ricordo che siamo gli unici nel locale...), e ne nasce subito un feeling. Fa il suo spogliarello, un nudo integrale, poi ringrazia e se ne va...
Dopo poco siamo all'aria aperta. Chissà cosa ci aspettavamo dal Pigalle. Delusione, ecco cosa abbiamo trovato. Uno spettacolino rapido e indolore, da eiaculazione precoce, tanto fu breve, o da impotenza erettiva, tanto fu scarso.
Non importa, quel che importa è che potremo raccontare che siamo stati al Pigalle, nel nostro viaggio per andare in Danimarca. E magari inventare chissà quali storie, su quel che accadde in quel posto, come ad esempio...
...Siamo appena usciti dal locale, ed ecco che la spogliarellista francese si avvicina a noi. Ci sorride, ci fa un cenno col capo invitandoci a seguirla. In realtà, indica uno solo di noi, che avrà, il giorno dopo, la possibilità di raccontare di una notte folle.
Questo accadde...
Ma solo nella nostra testa. La spogliarellista ci passò vicino davvero. E davvero ci fece un sorriso e un cenno. Quel cenno era solo un saluto, ma fu sufficiente per scatenare in noi delle strane fantasie: "avete visto? ci ha riconosciuti..."
Sì, ci aveva riconosciuti. Cinque minuti prima eravamo il suo pubblico, il suo unico pubblico. Ci credo, che ci aveva riconosciuti...
Torniamo al camper. Siamo esausti e delusi, in più manca l'acqua per lavarci. Siamo nel centro di Parigi, troviamo un parcheggio proprio su un Boulevard. Sono le due del mattino quando ci apprestiamo ad andare a letto. Lucio, che è uomo di fantasia, si inventa una delle sue per la soluzione del problema igienico.
Prende il borotalco, esce dal camper, si siede su una colonnina e, ignaro del traffico, inizia la sua pulizia personale, in maglietta e mutande. In pieno centro a Parigi. Da non crederci, eh? Eppure...

La mattina successiva ci lanciamo in una visita a Mont Martre e a Le Sacre Coeur. Qui Lucio, sempre lui, prende in comodato gratuito illimitato una maglietta. Scoprirà solo dopo che è una S, adatta si e no ad un bimbo di sei anni. Che volete, mica si può guardare in faccia alla beneficenza.
Sono le 13.23 quando decidiamo di fermarci a mangiare. C'è ancora una tappa prima di abbandonare Parigi, una tappa che non si scorda: il cimitero di Père Lachaise.
Perchè un cimitero? Perchè ci sono morti che non si possono dimenticare. A volte padri, a volte figli, a volte... a volte...
Oscar Wilde, Cyrano de Bergerac, Molière, Bellini, Chopin, Honorè de Balzac, Comte, Delacroix, Rossini, Bizet, Modigliani, Proust, Maria Callas e tanti altri riposano qui. Anche lui, lui che noi stiamo cercando, riposa qui. Il Re Lucertola.
La tomba di Jim Morrison è spoglia, semplice. Ci abbiamo messo del tempo a trovarla, in quel luogo immenso di riposo dell'anima. Andy, raccontavo qualche riga più in su, conosce un po' di francese. E' stato qui che ha sfoggiato una frase da incidere su marmo. Non sapendo più quale sentiero seguire, si è avvicinato ad una persona intenta a guardare la mappa del cimitero e gentilmente, perchè Andy è una persona gentile, gli chiede: "Escuse mois, a pos regardè la carten?". Se qualcuno si stesse chiedendo che lingua è, svelo subito: franco-romagnolo.
Cis siamo. Qualche fan troppo accanito si è portato via il busto che la ornava. Resta qualche fiore e molte scritte sul marmo di uomini e donne che hanno visto in lui un esempio da seguire...

Ripresa la strada, sono le 16.30 del 6 settembre di quell'anno quando Roby, in una retromarcia affrettata tocca appena un'auto dietro di noi. Non so se fu perchè era troppo difficile spiegarsi o perchè effettivamente il tocco fu minimo, ma la chiudemmo con un saluto, con quel ragazzo francese.
Quando arriviamo al centre Pompidou, notiamo subito che campeggia un mega-ultra-tecnologico conto alla rovescia: mancano appena 1.347.028.500 secondi al 2000. Fatevi due conti, sulla data in cui avvenne questo viaggio...
Incontriamo Roberto, uno spacciatore italiano a Parigi da 3 anni. Non ci racconta la sua storia, vuole solo venderci qualcosa che noi, gentilmente, rifiutiamo.
Leggo una nota, nel diario di bordo di quel viaggio, che richiama molte cose. La trascrivo nella sua semplicità, perchè se ne colga l'essenza.
"Siamo fuori dal Pompidou, dove c'è un curioso miscuglio di arabi, cinesi, africani, francesi, turisti, are krishna, gente che fa spettacolini..."
Un curioso miscuglio...
In questa frase si nasconde la meraviglia per una società multietnica che da noi, nelle piccole città di provincia, era ben lontana dall'essere reale.
Penso ad oggi, e rivivo quel momento di meraviglia. Oggi, dove si è deciso di premiare, più di chiunque altri in Italia, uomini che incitano all'espulsione di quelle stesse civiltà che allora ci stupivano fuori dal Pompidou. Ma questa è un'altra storia.
Compriamo generi alimentari di prima necessità: 2 pacchi di "Petit Coeurs", 1 pacco famiglia di Mars, 1 pacco di Brioches e la colla. Lo so, se ci fosse stata almeno una donna, con noi, il nostro stomaco avrebbe festeggiato...
Son le 19.37 quando iniziamo a comprendere che uscire da Parigi non sarà un'impresa facile. Superiamo lo spazio che ci separa da Versailles. Alle 20.26 siamo al Castello, che ci appare incredibile nella sua bellezza.
Iniziano le prime risse di bordo. Lo spazio è piccolo, la nostalgia di casa inizia a farsi sentire...
Le prime accuse volano, almeno verbali, tra Lucio e Lollo: il secondo descrive il primo come il più "lozzoso" della nave. Lucio risponde che mentre Lollo... ehm... defeca e basta, lui si è assunto il ruolo di... scarica-mer... sì, ok, avete capito.
Ne nasce una discussione sugli esquimesi, che secondo Lollo non si lavano perchè non sudano, e bla bla bla...
Son le 21.41 quando Lucio chiede un Mars, ma gli viene rifiutato e scatta una mezza rissa.
Insomma, fa parte della natura umana la preservazione di uno spazio proprio. Non ci si poteva aspettare che nel lungo periodo l'intelligenza dei membri dell'equipaggio prevalesse sull'istinto. Non accadrà molto spesso di vedere i membri dell'Enterprise accusarsi e aggredirsi, ma accadrà di nuovo. Siamo appena all'inizio del viaggio, e già sorgono i primi problemi. Ora c'è una notte da affrontare. Una notte di viaggio. E non sarà semplice, a meno che non accada qualcosa che consolidi la solidarietà del gruppo. Come un camper che comincia a perder pezzi per strada...
[Continua: il camper cade a pezzi. In un autogrill, Andy perde le chiavi del mezzo. Lucio viene inseguito nudo nel parcheggio...]

Ok, è una vera levataccia. Ma si sa, da ragazzini il fisico recupera in fretta.
Vi avevo lasciati a notte fonda lungo una strada desolata di Francia, in rotta verso Parigi. Vi ritrovo ora.
Sono le 9 del mattino quando ci alziamo per andare a far visita al Castello. Oddio, resto dell'idea, cercando sempre di interpretare quel che ho trovato in questo diario, a pagina 17, che non fu del tutto volontaria, quella sveglia.
In una nota a margine, infatti, si racconta un episodio di cui ai più sarebbe sfuggita l'importanza. Non si comprende bene di chi sia la calligrafia. Per certo, Lucio o Andrea. Sì, perchè se fosse stata mia, non avrei ora alcuna difficoltà a leggerla. Idem se fosse stata di Roby, ha sempre scritto in modo molto limpido. Idem, al contrario, per Lollo: non avrei alcuna probabilità di tradurla, ora.
La nota fa riferimento alla notte prima.
Ricordate l'ora di arrivo a Fontainebleau? Vi rinfresco la memoria: erano quasi le 4.00 del mattino. A quell'ora, inutile dirlo, anche se sei abituato a star sveglio fino a tardi, la stanchezza fa la sua pressante comparsa. Tutto quello che vuoi è dormire. Semplicemente dormire.
Ora ho dei ricordi vaghi di quel che accadde quella notte, come una piccola luce che si fa strada nella mia memoria. Arrivammo in questo piccolo paesino deserto. Per strada, ve lo assicuro, non c'era anima viva. Solo noi, le case spente, le strade vuote. Scegliemmo una via larga, per fermare la nostra Enterprise, convinti che così, ovunque fossimo e a qualunque ora ci fossimo alzati, non avremmo infastidito il traffico.
Calcolammo solo male le coordinate: la via larga, la via larga, la via larga... qualcosa doveva pur significare, una via tanto larga in un paesino tanto piccolo.
Ricordo di essermi svegliato di scatto, quella mattina, chiedendo perchè eravamo partiti. I miei compagni di viaggio erano già svegli. Intontiti ma svegli.
"Non siamo partiti. Sono i camion che transitano veloci... lo spostamento d'aria, sai..."
"E tutto 'sto casino, là fuori?"
"Non abbiamo visto la fermata del bus due passi più in là, ieri notte. E' pieno di ragazzini che aspettano di andare a scuola."
Ci sono momenti in cui non puoi fare a meno di smettere di fare domande e ridere.
Sono le 9 del mattino quando ci alziamo per andare a far visita al Castello, dicevo. Il Castello ci lascia interdetti, per quanto è bello. I suoi giardini curatissimi, il palazzo meraviglioso, il laghetto. Sì, anche il laghetto che pullulava di pesci enormi. Tanto chi li pesca, in quella reggia?
Dopo un paio d'ore siamo di nuovo in strada. La Galassia Danimarca è lontana. Siamo stupidi, sembra quasi che si voglia arrivare alla meta il più velocemente possibile. Dovrebbe esserci chiaro, invece, che non è la meta che conta. E' il viaggio. Ed oggi lo scopriamo più che mai, rileggendo queste pagine innocenti, ricche di dettagli inutili, ma così bellì da far riaffiorare alla mente ogni cosa.
L'autostrada per Parigi è affollata, siamo insofferenti a quella reclusione forzata, a quell'attesa. Vorremmo la nostra ora d'aria per i Boulevard subito, vorremmo piegare lo spazio tempo e arrivare subito in ogni dove.
Non si può. La fila non è d'abitudine, in quel tratto. La causa è di un camion che s'è ribaltato. Crediamo sia grave, intorno al titano di metallo stazionano carri attrezzi, ambulanze e polizia. Quando siamo vicini, ci rendiamo conto che non si è solo rovesciato, ma è caduto proprio in un dirupo. Sono le 11.22.
Nota di viaggio, rappresentativa dello stato d'animo della Crew:
Lettera per un amico mai scritta
"Caro Zio (Davide, un compagno di scuola),
a parte il casino la mattina per lavarsi, vestirsi, far colazione, mettere a posto i letti; il pomeriggio per preparare il pranzo, mangiare, pulire; la sera, idem; la notte per aprire i letti, andare a dormire dopo esserci lavati e spogliati [in questo spazio angusto, ndt], beh, in fondo, forse ci divertiamo anche, ogni tanto, credo..."

(Lucio ed io in formato cuccioli ;P)
Approfittando della fila nelle vie cittadine dei sobborghi di Paris, Andy e Lucio saltano giù al volo e si infilano in una panetteria, uscendone poco dopo con una baguette, quegli sfilatini di pane francese lunghi lunghi. Per descriverla, nel diario c'è un riferimento un po' osceno (ma quale civiltà avanzata non ha mai usato riferimenti sessuali nei suoi testi? Avete mai visto i geroglifici nei templi egizi?), l'uso del sistema fallico decimale, dove il fallo di riferimento è di un membro dell'equipaggio che per il momento lascerei ignoto, ma che allora era notoriamente invidiato dal genere maschile.
Nell'approccio dei due Euronauti alla nostra nave, il pilota Lollo si eccita alla vista dei grandi spazi stradali che si aprono davanti a sè, e decide di lanciarsi in una guida folle lungo le vie della periferia parigina. Prende tre rossi consecutivi, intermediati da una scalata dalla 5^ alla 2^, e continuerà così fino alla sua destituzione dal posto di guida.
Sono le 12.33 quando Parigi si apre nella sua maestosità davanti a noi. Ginevra, a confronto, è una pulce.
Meno di venti minuti dopo, davanti a noi, in lontananza, si erge la Tour Eiffel in tutta la sua grandezza. Lollo, come già detto, in preda ad una scimmia tossica da carenze di non si sa cosa, per accelerare l'avvicinamento si infila in una corsia riservata, e procede fino ad arrivarvi sotto.
Quando dico sotto, intendo SOTTO, cioè tra i quattro piloni che la sorreggono. Riusciamo a lanciare un breve sguardo da così vicino, prima che un vigile inferocito ci corra incontro gridando. A quel tempo, infatti, non vi era alcuna area pedonale o giardinetto, sotto la torre. Solo alcune fioriere a delimitare la zona, abilmente superate. L'ho premesso, il nostro pilota aveva la scimmia...
La trattazione di questa parte del diario, purtroppo, la devo interrompere qui.
Per completezza, si sappia che durante la giornata i nostri si sono avventurati per Parigi senza timore, continuando a raccogliere souvenir a costo zero. Cartoline, soprattutto, trafugate da qualche espositore poco controllato. Al rientro, alle 21.21, trovarono una piccola, graditissima sorpresa: una multa francese, che riporto qui sotto come ritrovata nel diario sotto la voce "Reperto 2: la multa":

Dicevo gradita, perchè in fondo all'epoca c'erano le frontiere. Quale Stato avrebbe tentato di perseguire un cittadino straniero spendendo più del potenziale ricavato?
Per noi, invece, quella multa da 75 franchi fu un bel souvenir da portare a casa. Forse quello più "ricco", tra i tanti piccoli espropri che facemmo, barbari squattrinati alla conquista dell'Europa...
[Continua: il bagno del camper si intasa; riprendiamo la visita di Parigi e dei suoi luoghi speciali: Mont Martre, la tomba di Jim Morrison e il Pigalle...]
Sembra stupido per uno che ha fatto del tempo libero una necessità, ma son due giorni che corro in continuazione.
Rileggo il diario. Val la pena continuare. Solo che è ora di metter su qualche foto.
Parliamo di 20 anni fa, le digitali erano solo una fantasia. Lo scanner funziona, ora devo solo trasferire la carta sullo schermo.
Devo, assolutamente! Potrei non scannerizzare la multa che ci fecero a Parigi?
Non ho molto tempo.
Sono giorni intensi.
Perdono.
Domani recupero.
PS: manca veramente poco all'uscita del libro, e sento le gambe che mi cedono. No, non è vero. Solo un piccolo tuffo al cuore, quando ci penso.
PPS: al momento, mi han trasferito qua...

Le macchine vanno troppo veloci, a Ginevra.
Stiamo cercando di organizzarci. Siamo usciti dall'Italia, siamo in territorio ostile.
Sono le 9 del mattino. Una levataccia, vista col senno di poi. Il mio senno di poi, visto l'ora cui mi alzo di solito.
Cerchiamo una cartina. Dopo qualche tempo, troviamo un giornalaio che ce la vende a 3.000 lire. Non che sia un prezzo alto, ma per far pari, squattrinati come siamo, Lucio (12.maggio: auguri, bello!!!!), alias Spork, preleva una Gazzetta dello Sport senza passare dal via. E neppure in prigione, come sarebbe stato più giusto.
Sono le 9.13 quando ci avviciniamo al Palazzo dell'ONU. La struttura si erge nel cielo, forte dei suoi vetri a specchio che si stagliano tra le nuvole. Ci resta indifferente. Agli occhi di un diciottenne, un palazzo resta sempre un palazzo, alto o bello che sia.
Ce ne andiamo velocemente, attratti da necessità più reali di una speculazione edilizia che forse avrebbe ben più da raccontare. Abbiamo bisogno di un supermercato. Ci infiliamo nel primo posto che troviamo e investiamo 16 franchi svizzeri, al valore di 880 lire l'uno, 0.4 euro attuali. Nella spesa, ci son 3 cioccolate senza scontrino. Mi piacerebbe, a questo punto, raccontare della gentilezza del proprietario, ma sarebbe ipocrita negare che in realtà ce le siamo infilate in tasca senza confessare.
Sono le 11. Alla guida del Camper/Enterprise c'è l'amico della birra. Il suo stile di guida, scusate il paragone, è più simile al traffico catanese, o milanese, o napoletano se preferite, stile italiano di poco rispetto delle norme del codice della strada, in sintesi. D'altra parte, Ginevra non è Rimini, l'adattamento è una conseguenza.
Decidiamo di fare una sosta e di fermarci nella Cattedrale. Qui non si intende mescolare sacro e profano, la nostra è una visita istruttiva, nulla di più.
Immaginateci: siamo un gruppo di ragazzini alle prese con un viaggio, il primo viaggio della nostra vita. Il primo viaggio vero della nostra vita: nessun genitore o parente, nessuna meta conosciuta. Tutto quello che sappiamo è che dobbiamo arrivare in Danimarca. Nessuna mappa stampata dalla guida Michelin, o da Virgilio Mappe, o da Google Map. Nessun navigatore satellitare dalla voce gentile. Possiamo solo acquistare, o espropriare proletariamente, delle cartine stampate, giuro che è vero, su carta!
Come diverrà tradizione, lungo queste miglia percorse ingenuamente, privi di denaro, rubammo le cartoline nella cattedrale. Sono certo, Dio non ce ne vorrà. E' sempre stato dalla parte dei poveri, lui, checchè ne dica l'uomo in bianco seduto su un trono che non gli spetta.
A Ginevra, lo ammetto, abbiamo dato il peggio di noi, o quasi. Abbiamo scaricato le acque nere in una fogna in centro, per poi girovagare per le strade con gocce ricche di streptococchi che abbandonavano la Nave come topi in balia di un uragano.
"Forza Italia!" gridò Lucio, che, permettetemi, potrebbe senza ombra di dubbio chiedere i diritti d'autore per quel che poco tempo dopo sarebbe successo nel nostro paese natio.
In realtà, ad onor del vero, le perdite non provenivano dalla fossa biologica, ma dalle condutture delle acque bianche. Questo non ci esonera, ma almeno ci giustifica quel tanto che basta per non essere giudicati troppo gravemente.
Sono le 14.29, se quel diario che ho ritrovato in un baule stanco e polveroso non mente, quando i led che segnano il livello dell'acqua diventarono rossi, di un rosso tramonto. Prima che la carenza di liquidi ci metta in crisi come accade abitualmente in Africa, decidiamo di usare il residuo per cucinare. Non sarebbe facile, in Svizzera, trovare un ristorante a buon prezzo che cucini penne al pomodoro e salame, con tonno e fagioli a far di secondo. Siamo là, lontani da casa. Cinque diciannovenni che armeggiano da disperati sui fornelli di un camper parcheggiato alla meglio lungo una strada qualunque, senza alcuna esperienza che possa rassicurarli su quel che verrà fuori, a mescolare ingredienti a caso.
Eppure, lasciate che ve lo dica, quel cibo frugale, semplice e dall'odore semplice, è quanto di più meraviglioso possa esistere. E' il profumo dell'ingenuo viaggio intrapreso senza meta, di cinque Ulisse persi in un'Odissea destinati all'incontro con Circe, o Polifemo il ciclope. Coraggiosi nella nostra ingenuità di ragazzi, in viaggio verso l'ignoto. Un ignoto di asfalto, certamente, con Sirene a cui chiedere indicazioni. Ma pur sempre ignoto, ingenuamente.
Son le 14.44 quando alla bene e meglio attacchiamo una fontana pubblica ad una cannella di gomma per riempire i serbatoi. La gente passa, ci guarda con disgusto, ma non possiamo non sorridere dell'avventura che stiamo vivendo. Non ci importa, dei giudizi. Ci importa di noi. E del fatto che useremo quell'acqua per lavare i piatti sporchi di pomodoro e salame e tonno e fagioli.
Sono quasi le sei di sera quando decidiamo di partire alla volta di Parigi. Ginevra sarà pure bella, ma è priva del fascino televisivo della capitale francese.
In questo tratto, Roby si mette alla guida, affiancato da Lollo, l'amico della birra che tanto mi è caro. E' una guida spastica, sconclusionata. Ci perdiamo e ci riperdiamo tra le vie insulse della città svizzera. Di essa mi resta il colore intenso delle luci. Mi restano le immagini di Lucio e Lollo che si vestono in ciabatte per andare sotto il getto d'acqua sul Lago. Mi resta uno di noi che attraversa la via principale, superando Ferrari, e Porsche, e donne con la scollatura che meriterebbe una censura, tutti intenti a trovar posto per entrare al Casinò, la sala giochi per adulti, armato di una bottiglia d'acqua vuota di plastica da riempire nella fontanella appena più in là. E poi i piedini del camper. Già, i piedini del camper, solo perchè in quel buio monolocale a 5 posti eravam stanchi da morire, ma non riuscivamo a dormire perchè dondolava... Le mie prime notti insonni... Le nostre prime notti insonni...
Passiamo davanti al Cern. Dovevamo venirci in gita, in quinta liceo. Non lo facemmo, e non ricordo più il perchè. Non importa. Rubbia non smise di far ricerche per la nostra assenza. Pensiero logico, quello che sale davanti ad un mondo così fantascientifico: perchè Lucio sta scrivendo il suo nome sulla cioccolata che neppure ha pagato? Perchè convivere è bello, ma è pure una questione di sopravvivenza. Non scordatevi queste parole: convivere è anche una questione di sopravvivenza.
Superiamo la frontiera. C'era ancora la frontiera, non smetterò mai di ricordarlo, che c'erano frontiere da superare, in Europa.
Sono le 18.40 quando lungo le Strade di Francia, come dirà Silvestri molti anni dopo, recuperiamo un'autostoppista francese. Era giovane, una ragazza giovane, non lo dimeticherò mai. Ho dimenticato invece se era bella o no. Rileggo questo diario, ma non vi trovo nessun indizio. Nessun indizio neppure sul perchè sia salita su un monolocale su ruote popolato da una stirpe tribale di 5 uomini quasi adulti e maschi, quando oggi la diffidenza tra uomini è Regina.
Sono le 20.45 quando si manifestano i primi problemi. Mangiamo carne in scatola e fagioli. Forse il mistero del cucinare ci ha già stancato, non saprei dire. Poco dopo, si tappa il lavandino. Siamo nei pressi di un cantiere edile, dal quale recuperiamo un pezzo di tubo che usiamo per sturarlo. Come? Vi prego, non chiedetemelo, non saprei rispondervi.
Nel viaggio verso Parigi, mentre la notte ci avvolge tra i suoi colori cupi, Andy (Orbov) si dedica alla riparazione di un finestrino che ha dei cedimenti strutturali. Questo sarà un leit motiv. L'aver della colla e del nastro adesivo è stato sicuramente elemento essenziale di sopravvivenza. Il motivo lo saprete più avanti.
Siamo in dirittura d'arrivo. Parigi non dovrebbe esser lontana.
Sono le 23.35 quando Lollo si soffia il naso nel foulard di Lucio, il quale si "scaccola" (perdonate il termine desueto) pulendosi alla sua gamba. Ne nasce un diverbio, terminato da rispettivi, e rispettosi, sputi in faccia. Cosa dire, la convivenza è un fatto territoriale, specie per individui dello stesso sesso. Nel frattempo, il mezzo, la nostra Enterprise, continua a cadere a pezzi, risistemata con colla e nastro adesivo.
...
Son le 2.30 quando usciamo dall'autostrada. Percorriamo una via di campagna che ricorda molto i racconti di Stephen King. Una sottile foschia spettrale che si ferma al livello della cabina oscura la visibilità. Nelle nostre giovani menti affiorano racconti gotici di esseri umani squartati e seppelliti alla rinfusa, o bambini urlanti fatti a pezzi e buttati in fosse comuni.
Nulla è reale, e lo sappiamo. Sono solo le 2.30 del mattino, del secondo giorno di viaggio. Siamo in una via deserta, perduta in campagne desolate, ed una strana nebbia, che a Rimini non c'è mai stata, avvolge il nostro mezzo.
Tutto sfuma quando arriviamo a Fontainebeau. Sono le 3.30 del mattino. Tiriamo giù i piedini del camper. Non vogliamo che dondoli, ora che lo sappiamo. Vogliamo solo dormire. E' tardi, domani la sveglia è puntata presto. Cinque ore di sonno.
Ma cosa sono cinque ore di sonno, se sei con i tuoi migliori amici e stai realizzando un sogno?
[Continua: l'arrivo a Parigi, la Tour Eiffel, il Pigalle, i grandi viali. La mancanza di casa. Le foto..]
Diario di Bordo
Giorno 1
Via dall'Italia...

Sono le 9.15 di una stanca domenica di settembre. Tutto è pronto. Il camper, la nostra Enterprise, è pronto per intraprendere il viaggio che ci porterà da Rimini alla Danimarca.
Il camper lo abbiamo affittatto a 150.000 lire al giorno da un amico.
Quando decidemmo di partire, tutti insieme, in una delle solite serate al Bouillabaisse, tra una partita a carte e una birra, ormai il diploma era solo un ricordo.
"Chissa cosa diranno i miei quando gli chiederò 800.000 lire per questo viaggio"
Il giorno dopo, quando confessammo il nostro desiderio in famiglia, mai ci saremmo aspettati un sì incondizionato. 800.000 lire, una cifra esorbitante ai nostri occhi ingenui.
Roby, da questo momento Capitano Cirk...
[se il camper era l'enterprise, noi eravamo il suo equipaggio. Così decidemmo di usare, rivedendoli, i nomi di Star Trek:
Capitano Cirk (addetto all'orientamento e al pilotaggio)
Tenente Piddu Solu, o anche McCoion (io: vagabondo di bordo)
Mr. Spork (Bidello tuttofare; addetto scarico... liquami organici)
Gen. Scottex (Addetto cesso) - l'amico della birra, per chi lo volesse sapere...
Serg. Magg. Orbov (Cuciniere)
]
...si era premurato di cambiare la cartamoneta italiana nella miriade di conii europei: franchi, marchi etc...
Il Capitano Cirk era uscito dall'esame finale con un 60/60. No, non era un secchione. Era solo uno particolarmente sveglio. Il che gli permetteva di apprendere con estrema facilità, senza sforzi, e nel contempo di uscire insieme a noi a bere una birra la sera. Questo gli era valso il soprannome di "The Brain".
Ma lasciate che prosegua, senza perdermi ulteriormente in dettagli che forse non vi interessano.
E' una stanca domenica di settembre, dicevo. Una giornata soleggiata, ma offuscata da una cappa di umidità che ricorda i giorni di smog milanesi.
Avevo promesso di portare del prosciutto, quel giorno. Come prima scorta di cibo prima del supermercato più vicino. Quel prosciutto l'avevo vinto durante l'estate ad un torneo di tennis. Avevo vinto anche la coppa, ma la coppa vera, di metallo, e quella, quel giorno, non sarebbe servita a nulla.
Passiamo da casa mia, a recuperare quel che avevo scordato.
Alle 9.30 siamo in autostrada. L'A14 è piena di gente che torna a casa dalle vacanze, ed appena usciti dalla corsia di accelerazione ci ritroviamo di nuovo fermi, o quasi. Ne approfittiamo per fare gasolio. Spendiamo ben 38.000 lire. Un sogno, se paragonato ad oggi.
La noia del primo tratto di strada la sconfiggiamo con un buon cruciverba di gruppo.
Ore 11.34. Siamo a Modena. Approfittiamo per fare un rapido cambio alla guida e per indire la prima elezione libera del Camper: chi vince la classifica dei rompiballe. Vince a man bassa l'amico della birra, Scottex. I motivi non sono riportati nel diario....
Ore 11.45. Ci sono esperienze che presto o tardi van fatte. Il nostro Mr. Spork testa il funzionamento del WC nautico...
Ore 12.00: Reggio Emilia.
Ore 12.52: Piacenza.
Ore 13.17: superiamo il confine tra Emilia Romagna e Lombardia.
C'è una nota, in questo lasso di tempo, che val la pena riportare. E' indicato che alle 13.04 i nostri sono rientrati in autostrada - evidentemente, visto che in quel tratto non si interrompe, ne erano usciti. Oppure all'epoca mancava un tratto, non saprei dire con certezza. La nota è che criticammo il fatto che i biglietti ci vennero dati a mano, alla stazione di entrata. Credo sia un reperto storico di grande importanza...
Ore 13.29 - 14.34: i cinque amici trovano il tempo per fermarsi a pranzare prima di arrivare in Piemonte.
Ore 16.34: difficile definire i consumi dell'Enterprise. Il serbatoio è quasi agli sgoccioli e un segnale indica che al prossimo autogrill mancano 7 km. Una stima di Cirk suggerisce che il mezzo viaggi a 8.3 km/litro.
Ore 17.05: la Val d'Aosta. I monti che la circondano sono tutti innevati. Ci dirigiamo verso il Monte Bianco. Là, attraversato il traforo, saremo in Francia. Il nostro obiettivo, per concludere la giornata prima di coricarci, è Ginevra, in Svizzera.
Ore 18.56. Superiamo la Dogana (già, c'erano ancora le dogane, all'epoca...) e ci buttiamo a capofitto nel traforo, spendendo ben 29.000 lire. A questo punto, sono stati percorsi 637 km e nulla è successo. Ci vollero 10 minuti, a dar retta al diario, per attraversare quel buco d'inferno. Io non li ricordo, quei dieci minuti, perchè in fondo vivo di memorie emotive. Ricordo molte altre cose, di questo viaggio, però...
Mancano ormai 65 km a Ginevra.
Ci siamo, il primo giorno sta finendo. E' la prima volta che esco dall'Italia. Non c'era Messico che tenesse il confronto. Non si può definire l'emozione di abbandonare per la prima volta il proprio paese e la propria lingua verso un mondo completamente sconosciuto. Non esisteva internet, non esistevano i cellulari. Oddio, c'erano altre cose, le avanguardie di un mondo tecnologico, ma la vita era diversa. E c'era un gusto diverso per la conoscenza, fatta di libri e librerie anzichè di wikipedia - cerca nel sito.
Lungo il tragitto non possiamo far a meno di notare che in fondo il mondo là fuori non è così diverso dal nostro. Ascoltiamo musica francese alla radio, salutiamo una lucciola lungo la strada, paghiamo il pedaggio autostradale...
Alle 20.54 siamo a Ginevra. Ginevra, ai nostri occhi di ragazzini di provincia, è una città meravigliosa. Ci lasciamo prendere dalle luci del Casinò. E come falene nel buio ci avviciniamo, poi cerchiamo il rifugio per la notte nei suoi pressi.
Passeggiare per Ginevra ha il suo perchè. Tutto è più grande, più luminoso. Cerchiamo delle cabine telefoniche. Ripeto, i fatti che sto narrando sono avvenuti in un'epoca romantica, in cui cellulari, palmari, email non condizionavano la nostra vita. Non potevi essere trovato ovunque ed in qualsiasi momento, e vi assicuro che la qualità della vita era ben altra. Cerchiamo delle cabine telefoniche, dicevo, per rassicurare a casa.
Un'auto sfreccia veloce portandosi dietro un rumore atroce. E' senza una gomma, il cerchione stride e fa scintille contro l'asfalto. Sorridiamo, al pensiero che tutto il mondo è paese. Nel frattempo, l'uomo in giacca scintillante e tuba davanti al Casinò saluta donne imperlate e uomini in Ferrari e Porsche. Passiamo davanti a quella sala giochi per adulti senza sudditanza, in jeans e maglietta.
Fa caldo. Dormire è difficile, ci perdiamo in chiacchere senza senso. Siamo in cinque in un monolocale su ruote. Che dondola ad ogni movimento, per giunta.
Spork esce con delle bottiglie in mano. Va a far acqua. La fontanella è subito dopo il Casinò. Passar davanti a quella porta in jeans e maglietta è un conto, ma in tuta e ciabattine... Eppure accade anche questo, quando la morale non ha ancora imparato la giusta via per condizionare i tuoi comportamenti.
Sono le 2.00. Abbiamo sonno, molto sonno. Il rumore, la lontananza da casa, l'ambiente, il caldo, ci tengono svegli. Il dondolio del camper, soprattutto, ci tiene svegli.
Ci sono esperienze di vita che van vissute. E quando possibile, raccontate...
"Ehi, ma non è che il camper ha i piedini, vero?" Una voce, nel silenzio, sussurra il dubbio.
Scendiamo. Il camper ce li ha, i piedini. Per evitare che dondoli durante la notte. Esperienze di vita, dicevo. Tipo scoprire che il camper ha due leve esterne che bloccano il dondolio. Non è mai troppo tardi per imparare...
[Continua: nella prox puntata, i nostri eroi visitano Ginevra e si dedicano, ora lo posso dire visto che il reato è caduto in prescrizione, a qualche furtarello innocente...]