

1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
All'art. 5 definisce l'attività editoriale:2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.
Resto dell'idea che il fine del legislatore non fosse quello di imbavagliare tutto il mondo libero di internet, ma di regolamentare le testate pseudogiornalistiche con leggi più rigide. Su questo posso concordare, in parte. Non è che essere su internet ti esenti da responsabilità gravi quali la diffamazione, ad esempio, comunque punita seppur più lievemente. Un conto, infatti, è essere daffamati da un co__ione qualunque a cui nessuno da retta, un conto è essere diffamati da un titolo autorevole seguito da decine di migliaia di persone.



Prima di parlare del povero in titolo, vorrei ringraziare un uomo. Il più importante parroco italiano, Ratzinger, concorda con me (e non viceversa, visto che ne ho parlato prima io), sul fatto che il lavoro precario distrugge il futuro dei giovani ed è indegno per un paese civile.
Io non sono un genio, lui non è un genio. Non credo che però serva un genio per fare due conti. Siccome la classe politica ed imprenditoriale che da sempre domina questa Repubblica delle Banane pensa invece il contrario, se ne frega di quel che diciamo noi due e va avanti…
Esiste un povero che è estremamente amato da molti ricchi.
Di solito i poveri danno fastidio ai ricchi: se ne stanno là, in bella mostra, mettendo in imbarazzo e rimestando nelle coscienze piene di sensi di colpa che svaniscono con un colpo di chiavistello nella porta di casa; oppure peggio, quando in certi casi si ribellano e si armano.
Ma un povero a cui molti vogliono bene c’è: si chiama uranio, nel dettaglio uranio 238.
Qualcuno, un bel giorno, e non voglio dire gli americani, sennò dicono che ce l’ho con loro, ha pensato bene di unire l’utile al dilettevole. Visto che smaltire le scorte di scarti della lavorazione dell’uranio era un casino, si son detti: perché non farci due soldi, con ‘sta roba?
Come? Semplice: visto che l’uranio è molto più denso e resistente dei metalli usati per le armi, facciamoci le armi, no? Tanto è Uranio Impoverito, è innocuo all’uomo, non è radioattivo, ne abbiamo quanto ne vogliamo. E così decisero di farci proiettili capaci di sfondare qualsiasi corazza e corazze capaci di resistere a qualsiasi altro proiettile…
[aperta parentesi].[sorrisetto.ironico]
Che poi mi si dica che l’uranio usato per fabbricare dei proiettili destinati ad uccidere persone sia innocuo all’uomo…
[/sorrisetto.ironico].[/chiusa.parentesi]
Così si fece. Che poi l’idea iniziale di stoccare questi scarti nel deserto sia coincisa con i fatti, è storia…
Il problema è che dopo un uso bello prolungato, dalla prima guerra in Iraq, nel 91, passando per l’ex Yugoslavia, l’Afghanistan e di nuovo l’Iraq, ‘sta roba mica si è rivelata poi così innocua.
Prima i reduci con la “sindrome del Golfo”, poi gli italiani addetti alla bonifica in Bosnia e in Kosovo, ma anche tanti altri di cui si sa poco e nulla, con tumori di ogni tipo e figli con malformazioni genetiche.
Hai voglia a dirmi che i raggi alfa e gamma sono debolissimi. Qui qualcosa non funziona, girala come ti pare…
Un bel giorno d'autunno, nel 2007, arriva Parisi, il nostro Ministro della Difesa, che dice che i militari italiani impiegati in zone di guerra… ehm… pace… colpiti da tumori, dal ‘96 a oggi sono appena 255, di cui 37 morti (l’Osservatorio Militare dice che sono 2500, con 150 morti, ma in fondo sono solo numeri, mica le han viste le facce).
E anche Fini si indigna, dicendo che i nostri eroici soldati portatori di pace hanno diritto a tutto il sostegno possibile da parte dello Stato. Poi, l’accertamento delle responsabilità è una questione differente…
Io, su ‘sta cosa, qualche domanda me la sono fatta:
Sì, c’è un povero che piace ai ricchi. Solo che per quanto luccicante e attraente sia lo usano, ma poi lo rimandano tra i poveri, che avercelo vicino rischiano di prendersi qualche malattia…

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è bravo, questo qui...? 