"L'economia è quella scienza che studia i motivi per cui
le sue previsioni si sono rivelate sbagliate."
L'economia recede, la produzione diminuisce, i consumi calano, la gente ha sempre meno soldi in tasca. Un circolo vizioso che se non viene interrotto rompe il giocattolo cui tanto teniamo: l'economia del capitale.
Nelle fasi fortemente recessive, per evitare il peggio, di solito gli Stati intervengono con decisioni forti, atte a mettere in condizione la popolazione di ricavare comunque un reddito, in modo che lo possano spendere rimettendo in moto il sistema inceppato. In Italia, fino a qualche anno fa, c'erano i cosidetti ammortizzatori sociali, grandi aziende di proprietà pubblica che assorbivano una buona fetta di disoccupazione, anche se di fatto non necessitavano di personale aggiuntivo.
Un esempio, le Ferrovie dello Stato. Chiaramente, tutto questo ha un costo, ma si trattava di un costo/beneficio. Lo Stato teneva alta la pressione fiscale; con le entrate delle tasse, finanziava, tra il resto, l'assunzione di personale superfluo. Fino a qui, il costo. Il personale superfluo otteneva così un reddito spendibile, che oleava gli ingranaggi della macchina mercato, consentendo la realizzazione di profitti extra, reinvestiti, tra il resto, anche in nuovi posti di lavoro. Qui il beneficio...
Sicuramente, la percezione della gente non è mai stata positiva, verso queste forme di spesa "inutile", ma il motivo risiede nella mancata conoscenza di meccanismi più grandi, macroeconomici. Come sarebbe possibile pensare che le mie tasse paghino uno sfaticato? Il punto è che senza quello sfaticato, la probabilità di perdere il proprio lavoro diventa tremendamente più alta. Pago per mantenere il mio posto di lavoro. Tutti paghiamo per aumentare le probabilità di mantenere il proprio posto di lavoro. Una visione un po' diversa delle cose, insomma.
La verità sta nel fatto che tutte le teorie economiche capitalistiche si basano su concetti falsi: il mercato funziona sulla concorrenza perfetta; il reddito diventa per intero consumo/investimento. Su questi assunti, costrusce modelli matematici che ben poco hanno a che spartire con la realtà. Perchè la concorrenza perfetta non esiste. Esistono monopoli, oligopoli, distorsioni della concorrenza attraverso mille forme diverse, dalla pubblicità falsa alle tangenti. Il reddito non viene completamente speso o investito, in buona parte viene saldamente tenuto immobile.
Keynes, di cui rimando a ricerche personalizzate, fu il primo a sostenere che in caso di economia recessiva fosse lo Stato a farsi carico di consumi e investimenti, con un aumento della spesa pubblica (finanziata con la tassazione, purtroppo...). Le sue indicazioni aiutarono gli USA prima ed il mondo a seguire, ad uscire dalla Grande Recessione del '29. Il contrario di quel che accade oggi, dove lo Stato fugge dall'economia, da Reagan in poi, nell'illusione che l'invisibile mano del mercato possa mettere tutto a posto, che così si possano ridurre tasse, una bella leva elettorale.
"Via lo Stato dall'economia", questo orgogliosamente qualcuno afferma.
Il vero problema degli Stati non sta nelle aziende pubbliche che mangiano apparentemente denaro. Quelle aziende redistribuiscono ricchezza ed attenuano le fasi recessive. Il problema sta nell'evasione fiscale, che sottrae risorse al mercato, risorse che, essendo nascoste, non possono essere reinvestite o spese.
Che la privatizzazione delle Ferrovie, come di altri Enti, sia stato un bel risparmio, lo si vede adesso. Il divario tra ricchi e poveri si allarga. Ogni persona del ceto medio è a rischio povertà. Se lo Stato non si affretta a metterci mano, chiunque, dall'oggi al domani, potrebbe ritrovarsi per strada, senza lavoro, senza casa, senza nulla. Possibilità remota, ma non così tanto...
Diciamo che però bisogna guardare anche al lato positivo delle cose. Almeno la privatizzazione delle Ferrovie ha portato ad un miglioramento: ora i treni sono tutti in orario (almeno quei pochi rimasti), sono puliti, niente zecche e niente pidocchi, e sono sicuri come la striscia di Gaza... Un affarone, insomma...
Ok, è un po' che faccio fatica a scrivere, lo ammetto. Diciamo che il tempo è un po' tiranno, mi succhia l'anima, ma sarebbe sbagliato anche questo, perchè alla fine, del tempo libero, lo avrei lo stesso. E' che lo uso in maniera un po' differente...
Sto trasferendo la mia scrivania. Questo non fa certamente notizia, ma a giorni dovrei entrare in possesso del leggendario MSI Wind U100, un pc portatile 10 pollici, un fagottino di circuiti integrati da un chilo, che mi accompagnerà nella stesura del Gaudi Bis, il secondo libro che spero almeno questa volta finisca in un paio di librerie in più. Sì, perchè puoi scrivere tutti i libri che vuoi, e puoi farteli pubblicare pure tutti, ma se poi diventano introvabili, hai voglia...
Sto trasferendo la scrivania, dicevo. Ora, con un portatile piccolo e comodo posso tranquillamente sedermi al tavolo del Caravaggio Art Bar, ordinare un buon bicchiere di vino e perdermi amabilmente tra i tasti del PC, inventando storie tra New York e il Messico, sperando che lo studio di avvocati del piano di sopra non si accorga di avere una connessione non protetta e mi lasci navigare a scrocco senza patemi...
Ho intrapreso, nel frattempo, il lavoro di ufficio stampa, oltre al mio solito finto lavoro dove mi presento ogni mattina, alla faccia di Brunetta.
E' godibile, divertente, ma stressante. I giornalisti sono una brutta categoria: non ti cagano. Li chiami, li inviti, gli giri comunicati stampa e foto, le provi tutte, poi ti arrendi sapendo che alla fine decidono loro cosa mettere sul loro giornale. Che cavolo, ci mancherebbe altro. Certo che a volte sfogli i giornali e pensi "con tutta 'sta merda, potevi anche metterle due righe di quello che ti ho chiesto, no?"
Fa lo stesso. 'sto fine settimana ho lavorato per un cliente al TTI/TTG. Rapporti, relazioni, media. Una conferenza stampa. Ho organizzato una conferenza stampa...
Il terrore, quando organizzi una conferenza stampa, è che non venga nessuno. Tutte, le ho pensate: gli diamo la chiavetta USB, facciamo un bel rinfresco. Ci mancavano solo le ballerine brasiliane e il Dj....
E' andata bene. C'erano 600 persone. Per la questura 60, e forse hanno ragione, perchè la saletta da 100 posti era mezza vuota. Bah, è stata comunque una bella conferenza stampa...
Tolto il lavoro mattiniero in cui trascorri ore al PC, passo a quello pomeridiano, dove trascorro ore al PC. Finalmente arriva poi sera, e posso svagarmi davanti al PC...
Giochi, soprattutto, e serie Tv. Puro svago, per questo faccio un po' fatica a scrivere, dopo aver scritto tutto il giorno...
Guardo anche un po' di telegiornali, onestamente, e forse è per questo che mi passa la voglia di scrivere. Perchè ironizzare su qualcosa, che poi basta guardare la tv per ridere?
Minchia, non è vero, forse?
Adesso è esplosa la guerra dell'elezione USA. Quelli di sinistra tifano Obama, quelli di destra McCain. Certo, il mondo sarà commosso dall'elezione del primo presidente nero americano. Un uomo tutto d'un pezzo. Anche se ha votato per la guerra in Iraq, ritiene sia stato uno sbaglio, e che i soldati dovrebbero andarsene da là. Basta Iraq, dice, perchè il vero paese da colpire è il Pakistan... Tanto sono già in zona...
Intanto McCain si consola con la Palin, futura vicepresidentessa, se vince lui. "Se ci fossimo stati noi al potere - disse - avremmo già attaccato la Russia...". Consolante...
Non credo ci sia bisogno di aggiungere ironia ad un mondo ironico. Per ora, mi riposo. Ho perso tante ore di sonno, ultimamente.
Mi torna in mente la frase di un mio amico: "All'ingresso dell'autostrada c'è scritto: se sei stanco fermati a riposare in autogrill..."
Sogno un autogrill...
Che l'economia fosse un po' allo sfascio lo si sapeva da un pezzo. Bastava fare attenzione ai comportamenti dei baluardi del libero mercato per capirlo...
Già ne ho parlato, in 'sto posto VIRTUALE, di cosa penso del mondo in cui vivo, quello che ciecamente ci insegnano a definire libero. Ma libero da che? Da cosa? Dai cosacchi? Dai cinesi? Dagli arabi-che-sono-tutti-terroristi? Dai rumeni, che ci fai anche una pubblicità per dire che sono buoni e non li dobbiamo trattare male (mi rispieghi il significato di razzismo, per favore?)?
Lo dovevamo capire subito, non appena si è iniziato a parlare di globalizzazione, che qualcosa non andava. Mercato globale, nuove frontiere, il bene che avanza... ma vaffanciuffolo, va'.
Mercato ed economia del capitale hanno un solo scopo, la crescita. Ci avete mai pensato che, per dire che tutto va bene, si dice che cresce il Pil (prodotto interno lordo)? Cos'è il Pil? Il Pil è il valore della produzione e dei servizi, in sostanza, che in un anno il paese genera.
Che succede quando il mercato del paese che produce si satura? Cioè il calzolaio non vende più scarpe perchè la gente di scarpe ne ha abbastanza e non le compra più? Che o cambi mestiere o inizi a cercare qualcuno fuori dal paese per vendergli le scarpe. Globalizzazione. Il problema è che anche il calzolaio dell'altro paese fa lo stesso ragionamento. E se l'altro paese è la Cina, con la globalizzazione te la sei presa in quel posto. Almeno nel breve periodo...
Forse forse, il sistema di mercato ha un piccolo decennium bug, cioè nell'arco di dieci anni l'economia ne risente, ristagna. Basta pensarci, in fondo. Compri auto in continuazione? Compri case? Compri scarpe, vestiti, gioielli, manco fossi Paris Hilton? No. Ogni anno compri qualcosa in meno, perchè non tutto quello che hai è da buttare via. Fino a che non compri più nulla per un paio di anni, perchè quello che hai è sufficiente.
Ve la ricordate la pubblicità progresso di qualche anno fa? L'omino con la busta gialla che va in giro a comprare e la gente per strada lo ringrazia? Ecco, quella è la sintesi del sistema di mercato in fase di ristagno. Si dovrebbe spingere la gente a rimettere in circolo il denaro, che è la benzina del giocattolo.
Di misure che aiutino a ritrovare fiducia, cioè a spendere, i paesi ne mettono in essere in continuazione, quando il mercato barcolla.
Prodi (che non ho mai amato) un paio di cose le aveva provate: confisca dei rapporti bancari dormienti da 10 anni. Una barca di miliardi da rimettere in circolazione. I TFR nei fondi di investimento. Idem.
Non sempre si rivelano efficaci, naturalmente. A volte ci vuole un po' di ingegno, per trovare la mossa giusta. Tipo un Governo che per combattere il ristagno fa la pubblicità dell'omino con la BORSA gialla...


Sono stato via per un po’, lo so. Anzi, per un bel po’, ad essere sinceri, ma devo essere onesto: avevo un fottutissimo bisogno di fare una lunga pausa.
Non mi sembra comunque che il mondo sia cambiato molto, da quando ho staccato la spina. Sono iniziate le olimpiadi, l’Italia del calcio ha perso due occasioni, la Cina reprime in Tibet, gli Usa reprimono in Iraq, la Turchia reprime in Kurdistan, e via con un elenco sterminato di giocose liste di tragedie.

Io non amo la guerra, come penso sia per la maggior parte delle persone. La guerra è una scusa, c’è chi interessi da una parte, c’è chi ce li ha dall’altra. Possiamo raccontarcela come vogliamo, ma nessuno fa guerre umanitarie, altrimenti, a quest’ora, l’Africa sarebbe pacificata da un pezzo.
Non amo quel che sta succedendo in Georgia. La via diplomatica da parte del mondo intero e le pressioni internazionali avrebbero dovuto impedire dall’origine quel conflitto, che è da un po’ che è nell’aria.
Fatta questa premessa, cioè che la linea politica dovrebbe avere la meglio sulla forza bruta, rimango stupito davanti ai nostri TG, dove ogni giorno qualche potente della terra dice la sua lanciando strali verso la Russia (che non è più quella comunista di antica memoria, ricordiamocelo. È una potenza economica, adesso) per un comportamento violento e scorretto verso la piccola Georgia.
Ieri mi sono visto un po’ di Condol (c) eeza Rice (sic! La mamma la voleva chiamare Condolcezza, un’espressione italiana che le piaceva tanto, senza sapere in che ossimoro si sarebbe trovata la figlia crescendo...), che ha continuato ad insistere che i Russi qua, i Russi là, e l’eccidio dei georgiani...
Ma chi lo sa cosa è successo da quelle parti? Pochi, perché mentre le agenzie hanno rimbalzato di continuo la notizia dell’attacco russo, mica han detto niente dell’attacco georgiano sugli osseti.
Quel geniaccio del presidente georgiano, Saaka-so-il-cavolo-come, un bel dì ha affermato: “mi serve l’Ossezia del Sud, ma senza gli osseti”. Ora, tra il dire è il fare, di solito, ce ne passa. La diplomazia internazionale ‘sta cosa la sapeva. Eppoi in Georgia c’erano già 800 consulenti statunitensi governativi, oltre che israeliani ed europei di varia provenienza. Mica mi dirai che non sapevi cosa stava per succedere? Tra il dire e il fare, è passato proprio poco: in pochi giorni, Saaka-etc... ha seccato a suon di bombe cluster circa 2000 osseti. Peccato che gli osseti abbiano passaporto russo. Peccato che lui l’abbia scoperto solo dopo...
Eccoci qua, come nella migliore tradizione delle guerre del 21° secolo, giù missili su obiettivi militari con contorno di “danni collaterali”. Saaka-etc... se ne starà al suo posto, i Russi manterranno il controllo dell’area fino a pacificazione, i morti... beh, quelli se li dimenticheranno tutti in fretta.
Che nel Caspio ci fosse un sacco di petrolio, lo si sapeva da tempo. Il problema è sempre stato farlo arrivare ai porti sicuri per immetterlo sul mercato. Si è provato con la pacificazione dell’Afganistan (Maresca, 1998), ci sì è lasciati tentare dall’Iran (Maresca, 1998), ma intanto, facendo una pipeline in Georgia in cambio dell’ingresso in Nato, un bella fetta la si fa arrivare nel Mediterraneo. ‘sta cosa disturba i Russi, che comunque sull’energia ci han costruito l’economia, i quali colgono la prima occasione per mettere un freno all’invadenza degli yankees nell’Eurasia.
Quello che mi sta sulle scatole, però, oltre alla presentazione in stile propaganda da Guerra Fredda, sono i protagonisti. Quella signora nera che fa tanto la pacifista e il suo Presidente dicono che l’attacco russo è stato spropositato, dimenticandosi che nel 1999 cinque delle nazioni meglio armate del globo, per una motivazione analoga (serbi contro albanesi in territorio serbo), hanno raso al suolo un paese intero per poi preparare la separazione del Kosovo riconoscendolo come Stato; che nel 2003 han raso al suolo un paese sovrano – dittatoriale, ma sovrano – sulla base di informazioni false costruite ad hoc su missili nucleari e così via; che il libero Stato turco ieri bombardava i villaggi kurdi in Iraq, perché basi sospette di terroristi.
Non è un bel mondo, quello che vedo quando esco dalla mia piccola realtà...
Io, intanto, sto meditando di imparare il cinese. Mica per niente, è che da queste parti, visto come butta il mercato globale, mi sa che presto ce ne sarà bisogno davvero...